Qui nacque Venere. E abita anche Lucio Dalla
di Andrea Lodato
Milo – Il signor Mario indossa il camice del barbiere classico, azzurro, abbottonato al collo. Anche il suo salone, nella strada principale del paese, è un classico, degli anni ’70.
Lui sta qui, a Milo, da quando era piccolo e da 40 anni fa il barbiere. Insomma conosce il paese in lungo e in largo.
«Beh, quel che c’è da conoscere di un paese piccolo, anzi sempre più piccolo», dice sorridendo con la cordialità che uno si aspetta di trovare in questa atmosfera incantevole. Mario Strano è nato ad Acireale, poi con la famiglia arrivò sin qui e c’è rimasto.
«E ci sono sempre stato bene, anche se ora il paese è invecchiato, i giovani se ne sono andati, a cercare lavoro, soprattutto, altrove».
I figli di Mario no, stanno qui, uno fa il geometra, l’altro cerca lavoro. Lui guarda passare dal suo salone la gente di Milo che va fare la spesa, che va in chiesa per la Messa e aspetta i turisti: «Certo, in estate c’è più gente, si fa qualche barba in più, anche. Ma qui sto bene, stiamo bene».
Si lamenta un po’, invece, il signor Pippo, Filippo Sorbello, che faceva il muratore quando ancora lavorava. E Pippo si lamenta dei politici: «Non hanno fatto granché per il paese, questa è la verità e anche i turisti portano più che altro confusione, non è che lasciano niente». Filippo Sorbello sembra rievocare quanto diceva il vecchio arciprete del paese tanti anni fa, quando tuonava dal pulpito: «I forestieri si devono tenere lontani dal paese».
Era per preservare la comunità locale da eventuali contaminazioni pericolose, spiegano oggi a Milo, ma erano altri tempi. Ditelo, per esempio, ad Andrea Sciuto, che ha la più antica macelleria del paese e, forse, una delle più antiche e famose dell’area etnea.
Lui adora Milo e anche Battiato ha scritto e descritto la bontà della salsiccia degli Sciuto. «La facciamo come una volta – racconta – con la mannara, sul ceppo. Per questo non solo la gente di Milo, ma anche molta gente arriva sin qui da fuori per comprare la nostra salsiccia. A Milo si sta bene, io non cambierei il mio paese per nessuno. Il sindaco lo sta amministrando con intelligenza, i turisti che vengono qui scoprono un mondo bello, aria pulita, boschi, vino, carne e prodotti genuini. Quando un piccolo comune offre tutto questo, secondo me diventa un grande centro».
E su questo punta, dunque, Milo, sul verde, sulla genuinità dei prodotti che si mangiano e che si bevono e che rientrano a pieno titolo nei percorsi della Sicilia enogastronomica che riesce a funzionare ed è anche uno dei pochi settori che trainano tutto il resto. Milo, insomma, con la sua Vinimilo, con la Venere di Milo, manifestazioni che hanno ormai una consolidata tradizione, potrebbe diventare, nel suo piccolo come direbbe il ministro Tremonti, un punto di attrazione.
«Il paese piace – aggiunge ancora Mario Strano – ce ne accorgiamo dal fatto che molti turisti vengono e tornano, ma anche dal fatto che molti vengono qui a comprare le vecchie case di campagna che ci sono anche nel centro del paese e che si arrampicano sino a Fornazzo. Certo, tutto questo interesse – dice ancora il barbiere di Milo – ha finito con il far aumentare i prezzi di queste case, anche per la pubblicità fatta da personaggi del mondo dello spettacolo».
Ma la bellezza di Milo, per dirla tutta, sta anche in una mattinata così, di freddo dell’Etna che cresce, che comincia a farsi sentire, con quel panorama mozzafiato davanti che ti fa vedere mezza Sicilia che si riflette sul mare. Un sogno.
© Riproduzione riservata