Riceviamo da Mauro Frasca e volentieri pubblichiamo
di Redazione
Modica – C’è un’immagine di Modica che ha fatto il giro del mondo: quella cascata di case e chiese che, al calar del sole, si trasforma in un presepe vivente fatto di pietra e di luce. Chiunque si sia affacciato almeno una volta dal Belvedere dell’Itria sa di cosa parlo. Eppure, da qualche tempo, quel panorama sembra aver perso il suo smalto, sbiadito in un’oscurità che sa di malinconia e trascuratezza.
Oggi, attraversando il centro storico, l’impressione è quella di una città che sta spegnendo i suoi simboli. Le nostre perle barocche — il Duomo di San Giorgio e quello di San Pietro — appaiono avvolte in un’illuminazione inadeguata, ridotta quasi a un “lume di candela” che ne mortifica i volumi e i fregi. Non va meglio per il costone roccioso dell’antico Castello dei Conti o per il Palazzo Sant’Anna: monumenti che un tempo svettavano radiosi e che oggi sembrano quasi nascondersi nel buio.
Il paradosso: monumenti al buio e luci accecanti
A peggiorare la situazione è la totale mancanza di uniformità cromatica. Si assiste a un’alternanza confusionaria di luci fredde, naturali, calde e caldissime, che frammentano il panorama in un mosaico incoerente.
Ma il paradosso più evidente si riscontra spostandosi verso le aree funzionali. Mentre i nostri gioielli UNESCO restano in ombra, siamo investiti da installazioni luminose sconsiderate. È il caso della zona della stazione, dove è comparso un enorme faro — simile a quelli da stadio — che sprigiona una luce bianco-violetta così violenta da risultare accecante per chi guida nelle zone limitrofe. Un fastidio visivo che si ripete con le nuove pensiline degli autobus: strutture dal gusto discutibile che, invece di integrarsi nel contesto, proiettano tagli di luce fredda diretti agli occhi dei passanti e degli automobilisti.
Queste “aggressioni” luminose non solo disturbano la vista, ma finiscono per oscurare ulteriormente le nostre meravigliose architetture, che meriterebbero invece un’attenzione e un risalto ben diversi.
Il confronto con il Val di Noto
Modica sembra aver perso il passo rispetto alle altre perle del Val di Noto. Mentre le città vicine curano piani della luce d’avanguardia per esaltare l’architettura tardo-barocca, noi ci troviamo con monumenti spenti e “fari da stadio” che deturpano il colpo d’occhio. Non garantiamo più quell’armonia visiva che i turisti e i residenti si aspettano da un sito patrimonio dell’umanità.
La necessità di un intervento
Questa penombra, unita al disordine dei nuovi interventi, non è solo una questione estetica; è una questione di dignità urbana e sicurezza. Una città che non cura l’illuminazione dei propri tesori dà l’idea di una comunità che si sta ripiegando su se stessa.
Chiediamo all’amministrazione un intervento urgente: basta con le luci improvvisate e accecanti, basta con la penombra sui nostri Duomi. Modica deve tornare a brillare con una luce calda, coerente e rispettosa della sua storia.
Perché una città senza la giusta luce è una città che smette di sognare.
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