La Sicilia può contare su circa quindicimila forestali, un numero che non ha eguali nel resto d’Italia
di Redazione
Modica Da quattro giorni Modica è sotto scacco per un incendio che sta aggredendo colline e vallate a ridosso del centro abitato. Affidare tutto ai Canadair, però, rischia di trasformarsi in una rincorsa senza fine. Bene i lanci di acqua salata prelevata dal mare, e forse anche schiumogeni e ritardanti avrebbero potuto offrire un ulteriore contributo. Ma, alla fine, il fuoco si combatte soprattutto dal basso.
È la lezione che arriva dall’esperienza americana, maturata negli Stati più esposti agli incendi boschivi: nessun mezzo aereo, per quanto efficiente, può sostituire il presidio del territorio, la manutenzione delle campagne, l’apertura delle fasce tagliafuoco e la rimozione della vegetazione secca.
La vera sfida, oggi, non è soltanto domare il rogo che da giorni minaccia Modica, ma impedire che il prossimo incendio trovi ancora le stesse condizioni per propagarsi, qui come altrove. Eppure la Sicilia può contare su circa quindicimila forestali, un numero che non ha eguali nel resto d’Italia. La domanda, allora, non riguarda soltanto l’emergenza di queste ore, ma il modo in cui questa straordinaria forza lavoro venga impiegata nella prevenzione, nella manutenzione del territorio e nella difesa del patrimonio boschivo.
Perché, quando il fuoco arriva alle porte delle città e i Canadair diventano l’ultima linea di difesa, significa che qualcosa, molto prima, non ha funzionato.
Nella foto, Salvo Ficarra nel film “L’Ora Legale”.
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