Oggi, primo settembre 2026, abbassa le saracinesche uno dei locali simbolo del centro storico di Modica.
di Gabriele Giannone
Modica – Chiude la Latteria. E già queste tre parole raccontano molto più della cessazione di un’attività commerciale.
Oggi, primo settembre 2026, abbassa le saracinesche uno dei locali simbolo del centro storico di Modica. Un’insegna, un brand, un punto di riferimento. Per generazioni di modicani la Latteria non è stata semplicemente un bar: è stata un luogo d’incontro, un’abitudine, quasi un pezzo dell’identità della città.
E adesso chiude.
Nel cuore di Modica, per anni, è stata il posto del gelato, delle granite, della pasticceria e di quei piccoli riti quotidiani che fanno vivere una città. Un luogo capace di conquistare modicani e turisti e di trasformare prodotti apparentemente semplici in piccoli piaceri gourmet.
Dietro quell’insegna c’è anche una storia familiare, quella della famiglia Ciacera, e una storia commerciale che attraversa decenni della vita cittadina. Nel 1996 l’ultima grande ristrutturazione degli storici locali, poi il restyling del 2015. Investimenti, lavoro, generazioni di clienti passate da quei tavolini.
Oggi, invece, la porta si chiude.
E sarebbe troppo facile archiviarla come l’ennesima attività che non ce l’ha fatta, una delle tante vittime delle trasformazioni del commercio, dei costi crescenti o delle nuove abitudini dei consumatori.
Perché stavolta c’è qualcosa di più.
Si spegne un’altra insegna nel centro storico di Modica. E il problema è che ormai le insegne che si spengono sono troppe.
Una dopo l’altra.
Locali vuoti, saracinesche abbassate, attività che resistono con sempre maggiore difficoltà e altre che decidono semplicemente di arrendersi. Il centro storico che dovrebbe rappresentare il salotto della città rischia di trasformarsi lentamente in una bellissima scenografia senza vita.
E stavolta le responsabilità ci sono. Eccome.
La prima è politica.
L’amministrazione comunale continua a voltarsi dall’altra parte, incapace fino ad oggi di mettere in campo una vera strategia per riportare residenti, attività economiche, servizi e movimento nel cuore della città.
Non bastano gli eventi di qualche sera d’estate. Non bastano le manifestazioni, le fotografie e qualche migliaio di persone concentrate per poche ore nelle strade del centro.
Un centro storico vive 365 giorni l’anno oppure muore.
Vive se è raggiungibile, se è attrattivo per chi vuole investire, se conviene aprire un’attività, se le famiglie decidono di abitarci, se esistono servizi, parcheggi, collegamenti e una programmazione commerciale e turistica capace di accompagnare chi continua ostinatamente a tenere accese le proprie insegne.
Altrimenti resta soltanto la bellezza dei palazzi. Con le saracinesche chiuse sotto.
La chiusura della Latteria dovrebbe suonare come un allarme enorme dentro Palazzo San Domenico. Perché non stiamo parlando di un’attività marginale o di un locale aperto ieri. Stiamo parlando di uno dei nomi che per decenni hanno identificato il centro di Modica.
Se arriva ad arrendersi anche un simbolo, significa che qualcosa non funziona.
E la sensazione più preoccupante è che non sia finita qui.
Dopo la Latteria potrebbero arrivare altre chiusure. Altre saracinesche potrebbero abbassarsi mentre la città continua a discutere di come “rivitalizzare” il centro storico come se ci fosse ancora tutto il tempo del mondo.
Il tempo, invece, sta finendo.
Ogni attività che chiude porta via un pezzo di economia, ma soprattutto porta via una ragione in più per andare in centro. E meno persone arrivano, più diventa difficile sopravvivere per chi rimane. È un circuito perverso che, una volta innescato, diventa sempre più complicato fermare.
Oggi chiude la Latteria.
Domani chi?
È questa la domanda che dovrebbe togliere il sonno a chi amministra Modica.
Perché un centro storico non muore tutto insieme. Muore una saracinesca alla volta.
E quella che si abbassa oggi pesa molto più delle altre.
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