Chiude la Latteria a Modica bassa, una notizia clamorosa.
di Gabriele Giannone
Modica – La chiusura di un’attività storica, come la Latteria a Modica, non è mai solo un fatto economico. È il segnale di un tessuto sociale che si sfilaccia, di una città che perde pezzi.
Fabio Adamo e la moglie Ausilia, gestori del rinomato bar e pasticceria nel cuore di Modica, hanno deciso di abbassare la saracinesca. Non è una resa dettata solo dai numeri, ma da un profondo senso di abbandono. Lo abbiamo incontrato per capire cosa sta succedendo al nostro centro storico.
Fabio, la tua decisione di chiudere ha colpito molti. Cosa non ha funzionato?
Non è possibile gestire un’attività come ho fatto io nell’ultimo periodo. Apri, chiudi, mattina e sera, sette giorni su sette: arrivi all’estremo e smetti di sorridere. Per mantenere il personale servirebbe una forza economica che nei periodi morti – che ormai superano quelli lavorativi – non esiste più. Dopo il Covid è cambiato tutto, i numeri non tornano e la struttura non regge senza un team, ma non c’è la forza per mantenerlo.
Hai parlato di un rapporto difficile con tasse comunali, proprietari degli immobili. È un problema diffuso?
È una mentalità che soffoca. Per dieci anni abbiamo pagato affitti importanti, negli ultimi due anni c’è stata una minima apertura. Non c’è tutela per le attività storiche, solo richieste di tasse in un clima di crisi.
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Quanto pesa, in tutto questo, l’assenza dell’amministrazione?
È qui che nasce l’amarezza più profonda. Si percepisce un abbandono totale. L’amministrazione sembra fuori dalla realtà, lontana. Quando chiedi interventi, ti rispondono che non c’è organico, che non si può fare nulla. Vediamo degrado, allestimenti indecorosi, mancanza di controlli, non c’è il minimo interesse a migliorare. Si ha la sensazione che il centro storico sia stato lasciato a se stesso, in un ingorgo di problemi trascurati per anni che ora appaiono irreversibili.
C’è una ricetta per invertire la rotta?
Basterebbe copiare chi ha già affrontato questo fenomeno. Guarda Ragusa: hanno capito che il centro storico era in default commerciale e hanno puntato sull’università, sugli studentati. Stanno riportando vita quotidiana. Noi invece restiamo fermi. Si potrebbe usare il Convento del Carmine, un luogo bellissimo che stanno ristrutturando, per trasferirvi uffici comunali e servizi, creando un cuore pulsante. Invece si preferisce inaugurare il nulla, mentre la città si svuota.
Ti senti ascoltato?
Ai tavoli tecnici si dicono tante cose, ma sono parole al vento. Se non c’è una volontà politica di calmierare gli affitti tramite leve fiscali o di pianificare seriamente la mobilità e il decoro, non si va da nessuna parte. Chi governa dovrebbe avere il coraggio di ammettere che non è cosa sua e lasciare il passo a chi ha competenze per gestire una ripresa economica. Oggi, purtroppo, il centro storico è solo una cartolina che sta sbiadendo.
Fabio, per chiudere: si parla di una vendita simbolica della storica attività commerciale. Possiamo dire che ci sono nuovi avventori pronti a raccogliere l’eredità della storica latteria, o il futuro di questo spazio resta un’incognita?
Abbiamo messo in vendita l’attività a un prezzo simbolico, proprio per cercare di dare continuità. Si sono fatti avanti due ragazzi, ci stiamo sentendo, ma finché non andremo dal notaio preferisco mantenere la prudenza. Il futuro è tutto da scrivere, ma la speranza è che qualcuno possa ancora credere in questo posto.
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