di Redazione
La semplificazione come precetto, la frammentazione come necessità. Il Partito delle Libertà s’infrange sul frangiflutti siciliano. Forza Italia e AN presenteranno liste separate, Forza Italia presenterà più d’una lista. La seperazione consensuale è il frutto di un ragionamento: più liste più voti, più candidati più mobilitazione.
L’equazione è semplice ed è stata collaudata proprio dal candidato Presidente della Regione, Lombardo, che ha mietuto successi nella sua Catania alle amministrative scendendo in campo con molte liste. Lombardo non è stato un pioniere, ma ha utilizzato il sistema con grande audacia.
L’Udc, invece, non adotta la stessa tattica, il segretario regionale, Saverio Romano, ha fatto subito sapere che non si comporterà come Forza Italia ed AN. Una sola lista, un solo simbolo.
La legge elettorale siciliana favorisce la frammentazione, nonostante richieda una soglia alta per ottenere il quoziente, cioè il 5%. Ma i partiti che hanno consensi larghi traggono vantaggio dalla separazione.
Non è una novità.
E’ sempre stato così, fin dagli anni settanta ed ottanta: in ogni circoscrizione provinciale i partiti di massa scendevano in campo con più liste, la prima acciuffava il seggio pieno, la seconda raggiungeva il maggiore resto. In questo il PCI era il più bravo per una ragione abbastanza semplice, il partito era in grado di ottenere un voto disciplinato dai suoi elettori. La provincia veniva suddivisa in due aree geografiche e stabiliva che gli elettori comunisti preferissero il simbolo proposto. Non scappava un voto. Altri tempi, naturalmente. Oggi le separazioni posso riservare delle insidie, à la guerre comme à la guerre, dicono i francesi.
Chi scende in campo si scontra con tutti i competitors, nessuno escluso. Non si fanno mappe del territorio, non si danno suggerimenti, non si progetta nulla. Ma è proprio l’antagonismo l’arma migliore, scientemente scelta ed accettata dal partito che la promuove. Ognuno tira per dsé, ma tutti tirano per il partito separato.
E’ il caso di Forza Italia. Non spaventa perciò la carica rivendicativa di Gianfranco Micciché, che ha mobilitato o blogger boys per scendere in campo.La separazione delle liste ha un duplice compito: portare più voti alla parte politica che la sceglie ed al candidato Presidente. Il voto disgiunto costituisce l’altra insidia.
Si può votare per la lista e per il candidato Presidente proposto da altro schieramento. E qui piotrtebbero venire i guai, le sorprese. Che cosa faranno o blogger boys di Giandranco Miccichè? Difficilmente, comunque, assisteremo ad un voltafaccia di chicchessia, troppo rischioso.
Chi lo facesse, rischierebbe l’estradizione. Non dal partito, ma dei buoni fruttiferi che la campagna elettorale concede. Va ricordato, infine, che il voto regionale in Sicilia è terribilmente complicato. L’Udc corre da solo ovunque, anche in Sicilia, alle politiche è alleato, di fatto, con Forza Italia e AN sulla candidatura del Presidente della Regione.
Sicché, il leader del PDL, che in Sicilia non c’è, polemizza con i partiti “alleati” in Sicilia. E lo stesso accade all’UDC che alle politiche nell’Isola non potrà usare il fioretto nei confronti della diarchia Berlusconi-Fini, dato che “mors tua, vita mea”.
Non sarà facile, dunque.Se n’è accorta anche Anmna Finocchiaro, candidata del centrosinistra alla Presidenza della Regione. Ha detto ciò che tutto il PD sostiene ovunque, che cioè bisogna privilegiare i grandi partiti per evitare la dispersione dei voti, ma è stata rimproverata dai leaders siciliani della sinistra, che gli hanno ricordato di ricoprire il ruolo di candidata di una coalizione e non di un partito.
Non sarà una campagna elettorale come le altre, questo è certo.
Fonte: Siciliainformazioni.com
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