Attualità
|
28/03/2026 19:48

Morbo di Parkinson: svelato il ruolo dell’intestino nella formazione della malattia

L'indebolimento dello strato protettivo espone il sistema nervoso intestinale a una maggiore quantità di tossine.

di Redazione

Gli scienziati sospettano da tempo che il collegamento tra intestino e cervello abbia delle responsabilià nell’insorgenza del morbo di Parkison e grazie a recenti ricerche, condotte presso l’Università di Nagoya in Giappone, è stato possibile confermare questo legame.

Lo studio
La ricerca scientifica ha individuato dei batteri intestinali che potrebbero essere responsabili dell’insorgenza del morbo di Parkison. Questi causano una diminuzione di riboflavina ( vitamina B2) e biotina (vitamina B7). «La terapia integrativa mirata alla riboflavina e alla biotina si prospetta come una potenziale via terapeutica per alleviare i sintomi del Parkinson e rallentare la progressione della malattia», ha affermato il ricercatore medico Hiroshi Nishiwaki dell’Università di Nagoya, in Giappone, a Science Alert. Per contrastare questo fenomeno, la ricerca ha individuato un trattamento che potrebbe essere d’aiuto: le vitamine del gruppo B.

I sintomi della malattia
Questa malattia neurodegenerativa colpisce circa 10 milioni di persone in tutto il mondo che, nella migliore delle ipotesi, possono sperare in terapie che rallentino e allevino i sintomi. I sintomi iniziali sono stitichezza e problemi del sonno, fino a 20 anni prima di progredire in demenza e nella debilitante perdita del controllo muscolare. Precedenti ricerche hanno dimostrato che le persone affette dal morbo di Parkinson presentano alterazioni del microbioma molto prima della comparsa di altri sintomi. Analizzando campioni fecali di 94 pazienti affetti da malattia di Parkinson e 73 soggetti di controllo relativamente sani in Giappone, Nishiwaki e colleghi hanno confrontato i loro risultati con dati provenienti da Cina, Taiwan, Germania e Stati Uniti. Sebbene nei diversi paesi esaminati fossero coinvolti gruppi di batteri differenti, tutti hanno influenzato i processi di sintesi delle vitamine del gruppo B nell’organismo. Il team ha scoperto che le alterazioni nella composizione della flora batterica intestinale erano associate a una diminuzione dei livelli di riboflavina e biotina nelle persone affette dal morbo di Parkinson.

I ricercatori hanno poi dimostrato che la carenza di vitamine del gruppo B era collegata a una diminuzione degli acidi grassi a catena corta (SCFA) e delle poliammine: ovvero molecole che contribuiscono a creare uno strato di muco sano nell’intestino. «La carenza di poliammine e acidi grassi a catena corta (SCFA) potrebbe portare all’assottigliamento dello strato di muco intestinale, aumentando la permeabilità intestinale, entrambi fenomeni osservati nella malattia di Parkinson», ha spiegato Nishiwaki al sito d’informzione scientifico.

Le cause
Secondo i ricercatori l’indebolimento dello strato protettivo espone il sistema nervoso intestinale a una maggiore quantità di tossine con cui veniamo a contatto più regolarmente. Tra le cause di questa debilitazione c’è l’uso di prodotti chimici per la pulizia, i pesticidi e gli erbicidi. Queste tossine portano alla sovrapproduzione di fibrille di α-sinucleina – molecole che si accumulano nelle cellule produttrici di dopamina nella substantia nigra del nostro cervello – e a un aumento dell’infiammazione del sistema nervoso, che alla fine conduce ai sintomi motori e di demenza più debilitanti del morbo di Parkinson. Uno studio del 2003 ha rilevato che dosi elevate di riboflavina possono contribuire al recupero di alcune funzioni motorie in pazienti che hanno anche eliminato la carne rossa dalla loro dieta. Pertanto, Nishiwaki e il suo team ipotizzano che dosi elevate di vitamina B possano prevenire alcuni danni. Tutte queste informazioni ci fanno comprendere come un microbioma intestinale sano e la riduzione degli inquinanti tossici presenti nell’ambiente possono essere fattori d’aiuto.