Attualità
|
05/09/2007 00:00

Morti bianche, allarme della Cgil

di Redazione

Morti bianche, un fenomeno sottovalutato e che si ripropone in tutta la sua drammaticità a Scicli pochi giorni dopo il decesso di Carmelo Mormina, l’operaio rovinato a terra da un’altezza di quattro metri mentre era al lavoro e spirato dopo quarantatre giorni di agonia all’ospedale Maggiore di Modica.
A intervenire sul tema è la Cgil di Scicli, per bocca di Giuseppe Giavatto, che sottolinea come “questa tragedia ripropone con forza l’esigenza di attenzionare l’evento luttuoso non come una disgrazia ma come un dramma che poteva essere evitato solo se si fossero rispettate tutte le norme in materia di sicurezza e le tecniche a tute-
la della salute dei lavoratori”.
Nel 2002 al Comune era stata istituita commissione che si occupava di monitorare l’applicazione degli standard di sicurezza sui luoghi di lavoro, favorendo l’emersione del lavoro nero e conseguentemente l’allineamento del sommerso agli standard di sicurezza previsti dalla legge 626. La commissione registrò anche la partecipazione delle forze di polizia, e segnatamente la polizia municipale, che ha un ruolo importante nel sanzionare i casi di in applicazione della norma. Quel lavoro, per quanto improduttivo nel breve periodo, fu poi abbandonato. E dire che di casi di morti bianche a Scicli se ne sono verificati diversi. C’è un atteggiamento fatalista e di rassegnazione nella cultura diffusa, per cui la morte del malcapitato di turno sembra quasi un fatto ineluttabile. E dire che basterebbe applicare la norma per evitare la morte di tanti padri di famiglia.