Cultura
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03/07/2008 20:16

Mostra a Palazzo Reale a Milano. Piero Guccione si confessa

di Redazione

Milano – “Confesso che sempre meno mi interessa conoscere, sapere e capire il mondo. Preferisco affidarmi alla verità, alle contraddizioni, alle infinite controversie ingiunzioni della corporeità”. Con queste parole il pittore siciliano Piero Guccione, classe 1935, rifletteva sul suo percorso artistico. Un percorso che è ora al centro della mostra a cura di Vittorio Sgarbi, dal titolo “Piero Guccione. Opere 1963-2008”, allestita a Palazzo Reale di Milano dal 9 luglio al 21 settembre. Tra i massimi esponenti della figurazione contemporanea, Guccione viene raccontato nell’esposizione attraverso circa ottanta opere, realizzate nelle tecniche dell’olio su tela e del pastello su carta, le sue preferite.

Si parte dagli anni romani del pittore, con la militanza nel gruppo “Il Pro e il Contro”, mentre lavora come assistente all’insegnamento di Renato Guttuso, del quale però non condivise mai le inclinazioni artistiche. A questi anni appartengono i “Muri”, i “Balconi”, i “Giardini”, le “Finestre” e le “Attese” con i loro oggetti che diventano simbolo di una condizione psicologica. Nel 1979 Guccione torna a Scicli, cittadina in cui è nato e dalla quale non si sarebbe più mosso: qui, la natura, mitica e mediterranea, diventa il tema dominante della sua arte facendosi, sulle sue tele, sempre più rarefatta nelle geometrie essenziali e nelle inquadrature.

“A Guccione – ha spiegato Vittorio Sgarbi – interessa l’assoluto, senza dubbio alcuno. L’assoluto immanente della natura, il celeste contagiato di terra, mai totalmente puro, che va cattivato, come dicevano una volta gli scalpellini, per liberare la pietra preziosa dalle inevitabili impurità umane. Come un maestro zen, fra Sicilia e Giappone, Guccione si propone di contemplare l’assoluto cercando, con mestiere tecnico straordinario, l’essenza nella lampante semplicità di ciò che vede”.