di Giornale di Sicilia


Ragusa – Muore durante un intervento di angioplastica all’ospedale Maria Paternò Arezzo di Ragusa Ibla. I familiari, ora, vogliono giustizia. E chiedono con insistenza che venga eseguita l’autopsia. La decisione spetta alla Procura di Ragusa.
A perdere la vita, il cinquantaduenne imprenditore modicano, Raffaele Di Grandi, sposato, con tre figli. Il decesso è avvenuto venerdì scorso, poco prima delle 13, nel reparto di emodinamica dell’«Arezzo». I carabinieri dei Nas, sabato, a mezzogiorno, hanno acquisito la cartella clinica del paziente dopo la denuncia presentata dai familiari dell’uomo, sollecitando, attraverso gli avvocati Carmelo Scarso, del Foro di Modica, e Carmelo Peluso, del foro di Catania, l’esame autoptico per accertare le cause che hanno determinato il decesso e se esistano responsabilità del personale medico che ha eseguito l’intervento che, stando a quanto dichiarato dall’avvocato Carmelo Scarso, era stato programmato da tempo.
L’angioplastica viene considerata una metodica di routine e con pochissimi rischi per il paziente. Serve a dilatare il restringimento di un vaso sanguigno. La dilatazione viene effettuata per mezzo di uno speciale catetere a palloncino che viene introdotto mediante la puntura percutanea di un’arteria, portato fino al vaso ristretto e successivamente gonfiato proprio in corrispondenza del restringimento in modo da ripristinare il normale diametro del vaso e permettere un incremento del flusso sanguigno. L’intervento ha una durata media di circa sessanta minuti e viene eseguito in anestesia locale. Nel caso del paziente modicano deceduto al «Paternò Arezzo» di Ragusa, sulla base della denuncia dei familiari, sarebbe successo qualcosa di strano o di imponderabile.
«Proprio per questo – afferma l’avvocato Carmelo Scarso – i familiari chiedono che sia fatta giustizia e vogliono che sia eseguito l’esame autoptico. La stessa sera di venerdì, dopo essere stato informato di quanto successo dalla moglie di Raffaele Di Grandi, ho sollecitato il direttore generale dell’Azienda sanitaria provinciale, Ettore Gilotta, a porre sotto sequestro la cartella clinica, in attesa di eventuali decisioni della magistrature inquirente, così come sollecitato dai familiari. È necessario fare chiarezza su quanto possa essere accaduto durante quell’angioplastica. Da quanto risulta a me e al mio collega Peluso, nel corso dell’intervento, sarebbe partito un grumo che avrebbe creato una trombosi. L’autopsia dovrà servire a verificare molte cose. E, soprattutto, ad accertare la verità scientifica su questo caso. Ma, soprattutto, a dare ai familiari di Raffaele Di Grandi quella giustizia che chiedono per il loro caro. È prematuro, al momento, fare ipotesi su eventuali responsabilità. Sarà la magistratura dire una parola definitiva ma, soprattutto, chiarificatrice su una vicenda che lascia, comunque, tanto dolore e parecchia amarezza». Noi, comunque, non ci arrendiamo e chiederemo un incidente probatorio affinchè sia fatta chiarezza».
La diagnosi stilata dai responsabili della divisione di emodinamica del «Paternò Arezzo» di Ragusa, è di decesso causato da una trombosi massiva.
«L’Asp – dichiara il direttore sanitario dell’Azienda provinciale, Pasquale Granata – ha aperto un’inchiesta interna chiedendo al direttore sanitario dell’«Arezzo», Giuseppe Cappello, di relazionare sull’evento che si è verificato venerdì scorso durante l’intervento a cui è stato sottoposto il signori Di Grandi che è stato operato dal medico cardiologo Francesco Ferrante. Malgrado l’angioplastica sia diventata una operazione, per così dire, di routine, dobbiamo sempre considerare che si tratta di un intervento di natura invasiva che può comportare dei rischi legati anche alle condizioni del paziente».
Bisogna anche dire che i casi con esito tragico, come quello, purtroppo, avvenuto all’«Arezzo», sono rarissimi.
La Procura temporeggia
La Procura della Repubblica di Ragusa non ha ancora deciso se autorizzare l’esame autoptico sul corpo dell’imprenditore modicano, Raffaele Di Grandi, 52 anni, deceduto durante un intervento di angioplastica all’Ospedale Maria Paternò Arezzo di Ragusa Ibla.
I legali della famiglia, gli avvocati Carmelo Scarso, del Foro di Modica, e Carmelo Peluso, del Foro di Catania, ieri mattina hanno depositato una richiesta di incidente probatorio che, nei fatti, allo stato, non può essere eseguito giacché non ci sono, al momento, persone iscritte nel registro degli indagati. Esiste in Procura un fascicolo aperto contro persone da identificare e, dunque, nomi non ne risultano. Il corpo di Raffaele Di Grandi, resta custodito in una delle celle- frigorifero dell’obitorio del cimitero di Ragusa Ibla in attesa di sapere se la magistratura inquirente disporrà l’autopsia oppure disporrà di riconsegnare la salma alla moglie e ai tre figli per le rituali esequie funebri.
Se non ci sarà individuato un responsabile e, dunque, non ci sarà alcuna persona indagata, l’incidente probatorio non potrà essere effettuato in quanto in queste circostanza è necessario che la persona sotto inchiesta abbia la possibilità di difendersi assistendo, attraverso persone qualificate delegate agli avvenimenti.
La denuncia presentata dai legali della famiglia Di Grandi tende a cercare di capire se ci sono responsabilità per il decesso del personale medico che ha eseguito l’intervento chirurgico di angioplastica, ritenuto oramai da molti con pochissimi rischi tant’è che viene eseguito in anestesia locale. I familiari ritengono che il decesso abbia qualcosa di strano o di imponderabile. Secondo i legali durante l’intervento un grumo di sangue impazzito avrebbe creato una trombosi determinando il decesso avvenuto quasi una settimana fa, esattamente il 18 dicembre per “trombosi massiva”.
Di Grandi era stato operato dal medico cardiologo Francesco Ferrante, figlio del primario della rinomata divisione del nosocomio ragusano.
Sa.C
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