Cronaca
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20/03/2026 19:46

Nave metaniera a rischio esplosione da gas naturale liquefatto e sversamento di diesel nel mare del Canale di Sicilia

Il caso della Arctic Metagaz

di Redazione

Una bomba ecologica alla deriva nel Canale di Sicilia. Da ieri la metaniera russa Arctic Metagaz, sventrata e senza equipaggio, si trova a sole 12 miglia nautiche a est della piattaforma petrolifera Bouri.

Una distanza talmente minima da far scattare l’allarme delle autorità costiere: un impatto con l’infrastruttura offshore potrebbe tradursi in un disastro ambientale dalle conseguenze incalcolabili.

L’odissea di questo colosso è cominciata all’alba del 3 marzo, quando l’unità sarebbe stata colpita da un attacco con droni navali in acque internazionali tra Malta e Libia. Da allora, lo scafo — già segnato da uno squarcio di diversi metri e con la vernice bruciata a poppa — è alla deriva senza equipaggio al centro del Mediterraneo.

A complicare il quadro, la natura stessa della nave: la Arctic Metagaz appartiene alla controversa “flotta ombra” russa, un network sottoposto a sanzioni da parte di UE, Stati Uniti e Regno Unito. L’assenza di un armatore identificabile e di una copertura assicurativa operativa blocca di fatto l’invio rapido di rimorchiatori e squadre di salvataggio commerciale.

Il rischio ambientale è estremo e si manifesta su due fronti. La nave, salpata da Murmansk, trasporta un carico stimato in oltre 60 mila tonnellate di gas naturale liquefatto (GNL), oltre a ingenti riserve di carburante navale (diesel) per la propulsione.

Tecnici e autorità marittime temono in primo luogo il rilascio del GNL criogenico: a contatto con l’acqua, evaporerebbe all’istante generando una nube fredda altamente infiammabile, con potenziale di esplosione o “flash fire” — un pericolo letale data la prossimità alla piattaforma Bouri.

In secondo luogo, un eventuale cedimento strutturale della carena provocherebbe lo sversamento del diesel in mare: a differenza del gas, che svanisce, il combustibile forma pellicole superficiali tossiche e mortali per plancton, fauna ittica e uccelli marini, con il rischio di raggiungere e compromettere habitat costieri nel breve e medio periodo sotto l’azione delle correnti.

La gravità della minaccia ha spinto i capi di governo di Italia, Spagna, Malta, Grecia e Cipro a inviare una lettera urgente alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. Nell’appello la nave è definita un «rischio imminente e grave» di catastrofe ecologica e si chiede l’attivazione immediata dei meccanismi di protezione civile dell’UE per mobilitare fondi e mezzi.