di Redazione
Aveva incendiato un’auto alle 8,40 di domenica sera, a due passi da casa. Giuseppe Calabrese, 40 anni, con precedenti per piromania e rapina, è stato arrestato domenica sera dai carabinieri della stazione di Scicli e dagli uomini del Nucleo Operativo della Compagnia di Modica, per l’incendio di una Fiat Panda di una vicina di casa, V.D.T., barista 29enne.
La stessa Panda che il 19 febbraio scorso era stata oggetto di un altro attentato incendiario, stavolta ad opera di ignoti.
Anni fa, quando lo arrestarono per la seconda volta, fu coniata la definizione “Operazione Nerone” per sintetizzare la vicenda.
E forse mai sintesi si rivelò più efficace.
“Pensiamo che a Calabrese possano essere attribuiti gran parte degli incendi ad auto e cassonetti che si sono registrati a Scicli negli ultimi mesi- spiega in conferenza stampa il maggiore Paolo Puntel, del comando provinciale di Ragusa, che ricorda l’impegno del maresciallo della stazione di Scicli, Antonello Spadaro-. Ma l’attività investigativa in questo senso non è ancora terminata”.

Affetto da disturbi del comportamento che lo porterebbero ad avere atteggiamenti compulsivi, Calabrese è stato beccato subito dopo l’incendio della Panda della ignara vicina di casa. “L’uomo si muove a piedi (non ha la disponibilità dell’auto) e presumiamo abbia preso di mira le auto del quartiere salvo poi fare una repentina ritirata a casa”.
Dieci le auto incendiate nel quartiere di corso Mazzini dal 15 ottobre in poi, in otto episodi diversi. Domenica, la stessa Fiat Panda presa di mira il 19 febbraio. Ultimamente i modelli prediletti erano le Panda e le Clio, ma sulla paternità degli episodi i carabinieri si riservano di produrre prove.
Il reato contestato a Calabrese è di danneggiamento a seguito di incendio. Una rubrica diversa dall’incendio doloso, previsto nel caso il bene incendiato abbia un valore maggiore (il caso di un’abitazione), e quindi una qualificazione giuridica diversa.
Calabrese è stato arrestato la prima volta nel 1998, poi nel 2001, colto in flagranza mentre appiccava il fuoco in contrada Punta Corvo, nel 2004 è stato arrestato per rapina, quando, armato di una scacciacani tentò di farsi consegnare del denaro in contanti da una ottantenne, che gridò chiedendo aiuto. Peppe si mise a piangere come un bambino.
L’anno scorso il fatto più singolare. Il 9 marzo 2007 Calabrese incendiò tre auto e due motorini. Stavolta il teatro dell’azione del piromane non fu Scicli ma Firenze. I carabinieri del capoluogo toscano lo denunciarono a piede libero.
Calabrese si era recato a Firenze per seguire un ciclo di terapie. Fatto singolare, in caserma a Firenze, Calabrese trovò il maggiore Luciano Zarbano, lo stesso ufficiale dell’Arma che lo arrestò la prima volta dieci anni fa.
“La vera difficoltà delle indagini consiste nel trovare la prova –spiega il maggiore Puntel- Presumiamo che Calabrese usi per i suoi incendi piccoli contenitori contenenti benzina, che spruzza sulla calandra dell’auto. Quindi, con un fiammifero, accende il rogo. Purtroppo, neanche un esame olfattivo sui suoi abiti, subito dopo l’incendio, consente di rilevare le tracce di eventuali vapori di benzina”.
Sembrano di altra matrice alcuni incendi registratisi lungo la costa.
“Abbiamo portato a termine l’operazione grazie all’impiego di militari in borghese e a grandi sacrifici di personale”, conclude Puntel.
Domani, martedì, l’udienza per la convalida dell’arresto.
Ecco il comunicato dei carabinieri:
“Nel corso della notte i militari della Stazione Carabinieri di Scicli, in collaborazione con i Carabinieri della Compagnia di Modica (RG), nell’ambito di un specifico servizio volto a prevenire eventi criminosi in genere, hanno tratto in arresto in flagranza di reato CALABRESE Giuseppe, 40enne, residente a Scicli, sorpreso in quella via Tripoli mentre si allontanava dopo aver dato alle fiamme l’autovettura Fiat Panda di proprità di T.V. 29enne del luogo. Le fiamme distruggevano la parte anteriore del veicolo procurandogli rilevanti danni. Il Calabrese, già noto alle forze dell’ordine, in quanto tratto in arresto in passato per analoghi reati, dopo le formalità di rito, veniva tradotto presso la casa circondariale di Piano del Gesù di Modica, in attesa della prescritta convalida e successivo rito direttissimo. L’arrestato veniva segnalato alla Procura della Repubblica di Modica per il reato di danneggiamento seguito da incendio. Il servizio rientra nel piano di intensificazione dei servizi disposti in ambito provinciale dal Ten. Col. Nicodemo Macrì, al fine di contrastare il fenomeno degli incendi verificatisi in questi ultimi mesi”.
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