Cronaca
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29/01/2026 15:28

Niscemi continua a franare. Ciciliano: «È peggio del Vajont»

Gli sfollati sono 1.276, pari a 500 nuclei familiari

di Redazione

Niscemi, Caltanissetta – «La frana è ancora attiva ed è proprio per questo che la fascia di rispetto dei 150 metri, man mano che il fronte continua a cedere, arretra verso il centro cittadino. Questa cintura precauzionale retrocede ogni volta che il coronamento del dissesto entra nell’abitato». Lo ha dichiarato il capo del Dipartimento della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, intervenuto a Start su Sky TG24. Ciciliano ha comunque rassicurato i residenti al di fuori dell’area interdetta: «Il centro di Niscemi, anche se edificato sulla piana, è assolutamente in zona sicura.

In questo momento si sta ripristinando la distribuzione del gas che, per ragioni di sicurezza, era stata sospesa». Sul dimensionamento del fenomeno, il numero uno della Protezione Civile ha fornito un confronto eloquente: «In questo momento stiamo parlando di un movimento franoso di circa 350 milioni di metri cubi. Per fare un paragone, il disastro del Vajont del 1963 ha movimentato 263 milioni. Quindi tecnicamente siamo a quasi una volta e mezza la quantità di montagna, territorio e massa franosa caduta rispetto al Vajont».

All’interno della zona rossa «sono stati evacuati 1.276 cittadini di Niscemi, pari a 500 nuclei familiari. Queste persone, in via precauzionale, sono state allontanate. Tra loro ci saranno coloro che non potranno mai più tornare nelle proprie abitazioni». Si tratta di case che «non solo non potranno essere ripopolate, ma andranno demolite, sempre che l’arretramento della frana non vi provveda da sé.

Già ora è necessario pensare a una rilocalizzazione di questi cittadini e una delle cose più importanti è farlo in maniera partecipata, perché la forzatura nell’identificazione di un’area non va bene: è necessario che i cittadini partecipino attivamente a questa nuova identità della città», ha aggiunto Ciciliano. Un monito anche sulle scelte urbanistiche del passato: «Tecnicamente, quando si costruisce in una zona fragile — al netto delle autorizzazioni amministrative — anche se le case sono a norma è evidente che si trovano in un punto di assoluta criticità. Forse, nel corso dei decenni, sarebbe stato necessario evitare edificazioni sul fronte di frana: questo è chiaro e limpido».