Nella notte boati e smottamenti
di Redazione
Niscemi, Caltanissetta – Dirottare i soldi del ponte dello Stretto per affrontare le conseguenze del ciclone Harry e della Frana di Niscemi? «Sono argomenti da caffè», taglia corto a Rtl 102.5, il ministro alla Protezione civile, Nello Musumeci. «Sottrarre soldi a una delle più grandi infrastrutture al mondo che serve al Mezzogiorno a proiettarsi in un quadro europeo e mediterraneo, è impensabile. Il componente del governo ha in questo modo replicato all’ordine del giorno approvato dall’assemblea regionale della Sicilia con il quale si chiedeva di spostare 1,3 miliardi destinati al ponte alle opere di ripristino idrogeologico. Ipotesi però esclusa dal ministro Salvini, che domani arriverà a Niscemi: «Quei fondi non sono dirottabili».
A Niscemi la situazione resta sempre critica. Nella notte sono stati sentiti diversi boati e ha continuato a piovere. Si sono uditi rumori, cedimenti, provenienti dal fronte franoso. Crolli e cedimenti che dimostrano come la frana che sta facendo scivolare la collina, continui a essere attiva. La preoccupazione cresce perché anche nei prossimi giorni si prevede pioggia. La fascia di rispetto dei 150 metri arretra verso il centro cittadino e questo, come anticipato già ieri, lascia intendere che la zona rossa è destinata a estendersi. Quanto? «Il centro di Niscemi, anche se costruito sulla piana, è assolutamente in zona sicura» ha assicurato il capo della Protezione Civile Fabio Ciciliano. Il quale, per dare un’idea delle dimensioni del fenomeno ha citato questa cifra: «Stiamo parlando di un movimento franoso di circa di 350 milioni di metri cubi. Per fare un paragone, il disastro del Vajont ne movimentò 263 milioni».
Ma resta in primo piano anche lo scontro politico. Il ministro Musumeci ha detto di voler vederci chiaro sulle responsabilità delle autorità comunali visto che, come emerso ieri, dal 2018 nessuna segnalazione di rischio è stata avanzata dal municipio nisseno. «L’ultimo allarme a Niscemi è stato del 1997, come tutti sanno. Si disse che avrebbero dovuto pianificare degli interventi, ma non si fece nulla. Ho istituito una commissione presso il mio dicastero della Ricostruzione, per capire perché le autorità locali hanno ritenuto di sottovalutare il fenomeno».
Su questo punto, però, le opposizioni sono partite all’attacco del ministro, nonché ex governatore della Sicilia. Musumeci riferirà a Camera e Senato mercoledì 4 febbraio. Le opposizioni hanno chiesto, però, che a riferire sia la premier Giorgia Meloni. «Musumeci aveva sul suo tavolo il documento che invitava a intervenire – ha detto Angelo Bonelli – l’unica cosa che può fare è dimettersi». Alla richiesta di informativa di Meloni si sono associati i gruppi di M5s, Pd e Iv. «Le amministrazioni regionali di centrodestra in Sicilia hanno sulla coscienza un disastro annunciato. I fondi c’erano, nero su bianco nel Pnrr: quasi 100 milioni di euro contro il dissesto idrogeologico. Ma per Niscemi non è stato chiesto neppure un euro» dichiara in una nota la deputata siciliana Daniela Morfino, capogruppo M5S in commissione Ambiente.
A questo punto si fa sentire anche l’amministrazione comunale di Niscemi: «Ho una cartella sul mio computer, gli uffici hanno la documentazione – replica il sindaco Massimiliano Conti – . Inoltre ad ogni anniversario della frana del 1997 ho mandato una lettera al presidente della Repubblica, al presidente della Regione, al presidente del Consiglio, ai capi dipartimento. Solo a dicembre del 2025 abbiamo ottenuto i soldi previsti per la frana di 29 anni fa. Ad ogni modo ci confronteremo, non voglio polemizzare. In questa fase noi ci occupiamo dell’immediatezza delle esigenze e dell’assistenza dei cittadini».
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