Stanno tutti e due bene ora
di Redazione
Padova – Le barelle si incrociano, lei entra in sala operatoria con il cuore gonfio di emozione proprio mentre lui esce, sorridente e felice, convinto di avere appena fatto a 71 anni il gesto migliore della sua esistenza. Dietro alla porta verde che chiude la sezione chirurgica ha lasciato il rene che a tutti i costi ha voluto donare alla nuora di 35 anni. All’inizio la ragazza non era d’accordo, ma poi l’ha convinta dicendole: «Tu mi hai ridato la vita facendomi diventare nonno di Maria Vittoria e adesso è giusto che io faccia lo stesso con te».
Camilla Camporese dopo il trapianto, e il suocero Luciano Tredese dopo l’espianto, sono entrambi in perfetta salute: lui non vuole che lei lo ringrazi e se prova a farlo ribatte: «Basta, per me è una gioia immensa vederti guarita. E poi da quando ho un rene solo sto meglio, non ho più la pressione alta…».
Una storia a lieto fine di donazione da vivente che si deve alla generosità di una persona e all’eccellenza dell’Unità Operativa Complessa Chirurgia di Trapianti di Rene e Pancreas dell’Azienda Ospedale Università di Padova, diretta dalla professoressa Lucrezia Furian, uno dei migliori specialisti al mondo, la quale ha effettuato l’intervento, mantenendo la promessa fatta a Camilla che glielo aveva chiesto.
«Sono la protagonista di una storia molto bella – ammette la giovane –. Vengo da una famiglia sfortunata per quanto riguarda le malattie genetiche renali, con mio nonno che è stato uno dei primi nel Veneto a sottoporsi a dialisi. Dei suoi 4 figli 2 avevano la stessa patologia, entrambi trapiantati: per lo zio l’intervento è stato risolutivo, per mia mamma un po’ meno. Nel 2020 ho partorito, però all’ottavo mese ho accusato un’importante insufficienza renale e mi hanno seguito i medici che avevano curato la mamma e che avevo conosciuto da piccola, tra cui la stessa Furian e il professor Federico Nalesso, primario di Nefrologia che mi ha detto “Camilla, abbiamo imboccato un’autostrada contromano a 250 all’ora”. All’inizio ho avuto un rifiuto e non volevo andare a fondo temendo di avere la malattia della mamma che odiavo. Alla fine guardando Maria Vittoria che aveva pochissimi giorni ho deciso di reagire e di sottopormi ad analisi approfondite e da lì si è aperto un nuovo capitolo della mia vita».
Gli accertamenti sono durati fino al 2022 con momenti altalenanti in cui la paziente non ne voleva sapere di prelievi e terapie. La svolta avviene in seguito a un ricovero della madre che la riporta nel reparto di Nefrologia dove gli specialisti insistono perché si curi. «Ho fatto le analisi – racconta – ed erano disastrose, e mio marito Gianluca mi accompagna in un centro specializzato di Firenze per effettuare le indagini genetiche da cui è emersa una mutazione che avrebbe potuto colpire qualsiasi organo, però la familiarità ha fatto sì che minasse i reni che si sono involuti. La professoressa Furian mi ha detto che l’unica soluzione era il trapianto e che iniziava l’iter per cercare un donatore.
Ne ho parlato in famiglia e mio suocero Ciano ha esclamato: “no, tu non devi cercare proprio niente. Mi hai rimesso al mondo dandomi una nipotina, adesso la vita te le ridò io”. Aveva capito la mia sofferenza, il mio terrore della dialisi e ha scelto di donarmi un rene».
Camilla sulla prime non accetta che quello che considera un secondo papà si privi di un organo per lei. «Non volevo che lui facesse questo per me, ma non c’è stato verso. A inizio del 2024 ci hanno dato conferma che l’intervento si sarebbe fatto e quelli dell’attesa sono stati i giorni più lunghi. Ho effettuato la plasmaferesi perché Ciano ha un gruppo sanguigno diverso e il 7 febbraio sono stati fatti espianto e trapianto».
Prima dell’intervento Camilla gli ha scritto una lettera che lui avrebbe letto dopo, in cui gli esprimeva infinita gratitudine qualunque fosse stato l’esito. «Ci siamo incrociati all’ingresso della sala operatoria: lui mi ha detto che sarebbe andato tutto bene e la professoressa Furian, accarezzandomi, ha confermato. La mattina dopo la mia creatina si era dimezzata e poi ha continuato a scendere fino a livelli normali perché il rene di Ciano funzionava perfettamente. Lui era accanto al mio letto e quando l’ho visto ho pianto tanto. Mi ripeteva che era felice e ripeteva di stare benissimo. Mi ha riaccompagnato a casa dall’ospedale e io da allora ho ricominciato a vivere e a progettare il futuro con Maria Vittoria e Gianluca. Tutto mi pare meraviglioso. Quest’anno per la prima volta ho mangiato il dolce del compleanno di Maria Vittoria, senza pensare alle proteine: una gioia indescrivibile, condivisa con mio suocero».
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