Salvata dall'arrivo del treno.
di Redazione
Milano – «A un certo punto ha avvicinato la bocca al mio orecchio e mi ha sussurrato: “Adesso muori”». La studentessa 19enne peruviana, all’ultimo anno delle superiori, ha ancora i brividi a ricordare quei momenti della sera del 28 dicembre scorso. Soprattutto alla luce di quello che quell’uomo, Emilio Gabriel Valdez Velazco, 57enne connazionale, fermato per la tentata rapina, avrebbe poi fatto — secondo le ipotesi degli inquirenti che lo hanno iscritto nel registro degli indagati per omicidio volontario — alla sua coetanea, Aurora Livoli. «Non riesco quasi neanche a pensarci. Mi spiace tantissimo per quella ragazza. Ed è successo tutto nell’arco di poco tempo. Prima ha aggredito me, e poco dopo — se è vero che è stato lui — avrebbe ucciso quella ragazza».
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«Se devo dire la verità sì, l’ho pensato. Perché non è avvenuto tutto per il telefonino, o per i soldi, che tra l’altro gli ho detto che non avevo. Perché se voleva derubarmi, avevo vicino il mio zainetto con dentro il tablet e altre cose. È vero che lui non poteva sapere cosa ci fosse dentro, ma se voleva davvero solo rubare, poteva prenderlo e scappare via. Invece mi ha preso, mi ha alzato di peso, e voleva…».
Lei stava tornando a casa?
«Sì. Ero stata al cinema, in Bicocca. Alla fine del film, ho preso il bus fino a Cimiano, e sono corsa alla stazione del metrò. Era tardi, quasi le 22. E so che la zona a quell’ora non è il massimo. Ho visto partire il treno davanti a me. Mi sono seduta ad aspettare e mi sono distratta al cellulare».
È iniziata l’aggressione.
«Sì. Mi sono sentita prendere al collo. Forte. Non riuscivo a parlare, né a respirare. Mi ha chiesto i soldi e il cellulare. Gli ho dato il telefono. Ma non è andato via. Mi ha detto, in spagnolo, “adesso alzati”. Io ho eseguito, per paura. Ed è a quel punto che mi ha portato verso i binari. Ho pensato volesse lanciarmi giù. Ho fatto forza con i piedi per bloccarmi. Non so da dove ho tirato fuori l’energia. Allora, mi ha trascinato indietro in un angolo. Stringeva sempre più la presa. Stavo perdendo conoscenza».
Come si è salvata?
«È arrivato un treno. Ho pensato che avrei potuto chiedere aiuto. Lui mi ha tappato forte la bocca, ma sono riuscita a urlare. È rimasto sorpreso. E quando ha visto avvicinarsi le persone ha iniziato a indietreggiare. Diceva: “È mia moglie, è una pazza”. Ed è scappato. Poteva davvero andarmi molto peggio».
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