di Redazione
Nel corso dell’udienza di ieri, in Corte di Assise d’Appello, a Catania, per il processo per l’omicidio Rizzotto, i difensori di tre dei quattro imputati, nel corso delle loro arringhe, hanno cercato di smontare la tesi accusatoria del rappresentante della pubblica accusa, chiedendo alla fine per Luca Timperanza (gli avvocati Giuseppe Pitrolo e Saverio La Grua), e per i fratelli Concetto e Carmelo Nigro (l’avv. Giorgio Terranova) l’assoluzione con formula piena.
Per il primo il procuratore generale, Fabio Scavone, ha chiesto l’ergastolo; per i due Nigro la condanna a 30 anni ciascuno di reclusione. Quindi il processo è stato aggiornato a martedì, 20 maggio: per l’arringa dell’ultimo dei difensori, l’avv. Giambattista Rizza (che assiste Giuseppe Ruggieri), e per i verdetti. Anche per il Ruggieri il dott. Scavone ha chiesto la condanna del carcere a vita.
Ieri i difensori di Luca Timperanza (considerato secondo l’accusa l’esecutore materiale della tragica fine di Daniele Rizzotto), hanno insistito sul fatto che si stava celebrando un processo altamente indiziario ed hanno sottolineato anche il fatto che le dichiarazioni del pentito Giovanni Pisani erano, andavano incontro a non poche contraddizioni e quindi, secondo loro, apparivano scarsamente attendibili. Era stato il Pisani a chiamare in ballo il Timperanza, indicando anche il luogo dove era stata nascosta l’arma del delitto, vicino al posto, una impervia zona in contrada “Trilalici”, fra Donnalucata e Cava D’Aliga, dove poi veniva trovato il corpo senza vita del giovane Rizzotto che sarebbe stato eliminato perchè sapeva troppe cose sull’operato di Ruggieri e soci.
L’avv. Giorgio Terranova, da parte sua, ha fatto rilevare alcune evidenti contraddizioni nei capi di accusa per i fratelli Nigro (Il Carmelo sarebbe stato, al tempo dei fatti, militare a L’Aquila). Anche lui ha chiesto per i suoi assistiti l’assoluzione con formula piena.
Resta ora da trattare, come accennato, la posizione di Giuseppe Ruggieri, considerato il capo dell’organizzazione malavitosa che alla fine degli anni Novanta (non appena uscito dal carcere, dove stava scontando una condanna a 24 anni di reclusione per omicidio, e andato ai domiciliari) aveva seminato il terrore fra gli operatori economici a Scicli e nelle varie borgate. Il Ruggieri sarebbe stato, secondo l’accusa, il mandante del delitto Rizzotto.
In primo grado, in Assise a Siracusa gli attuali imputati erano stati assolti per l’omicidio Rizzotto; erano stati condannati (a pene fra i nove ed i sei anni) per associazione a delinquere finalizzata alle estorsioni e ai danneggiamenti.
Tali verdetti erano stati appellati dal pubblico ministero Fabio Scavone (che aveva chiesto l’ergastolo per il Ruggieri, il Timperanza e Concetto Nigro).
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