Ci scrive Igor Marco Garofalo
di Igor Marco Garofalo
Il bisogno di riflettere sul rapporto che le fedi religiose e i loro rappresentanti hanno con le persone lesbiche, gay e trans è ancora attuale come allora. Alcune confessioni hanno manifestato segnali di grande e significativa apertura, ma le grandi religioni monoteiste hanno continuato l’atteggiamento di condanna verso le persone omosessuali. Specialmente il Vaticano esprime delle posizioni che sempre più graffiano la coscienza e la sensibilità di molti fedeli cattolici, chiudendo le porte al dialogo, che invece viene alimentato, spesso faticosamente ma con grande passione e convinzione, da molte comunità religiose di base.
Se per il primate romano cattolico, le Unioni Civili e/o i Matrimoni di gay, lesbiche e trans (ftm) sono una mera “espressione di desideri egoistici e non trovano il loro fondamento nell’autentica natura umana”, per la Comunità LGBT (Q – I) è un riconoscimento di Diritti e di Libertà insiti nei Paesi civili e democratici. Non per altro ed è doveroso ricordare che l’Omosessualità in 7 Paesi è condannata con la pena di morte, in 80 Nazioni è considerata reato, e quindi penalmente punibile con l’arresto, il trattenimento arbitrario nelle carceri e con trattamenti disumani e degradanti.
Ai cattolici, come a tutte le altre Conferenze Religiose, si chiede con energia di cooperare ad aprire un proficuo dialogo fra differenti visioni ed individuare un campo comune di impegno con l’interesse finalizzato al rispetto della dignità umana e al umano progresso civile. In questo contesto sottolineo come la diffusione di una visione “patologica” della condizione omosessuale che in questi anni viene diffusa in Italia da molti ambienti soprattutto cattolici sia del tutto contraria al servizio alla verità e alla tutela della dignità umana. Considerare gli omosessuali come persone malate, proporre teorie “riparative”, millantare miracolistiche guarigioni, oltre che a diffondere teorie contrarie e ampiamente condannate dalla scienza, sono atti che contribuiscono a perpetuare una discriminazione sociale in grado di generare sofferenza ed emarginazione. Non c’è pace senza giustizia, non esiste promozione umana senza l’affermazione e il rispetto dei diritti fondamentali di ogni donna e uomo, indipendentemente dal credo, dalla razza, dalla condizione, dal genere e dall’orientamento sessuale.
Dissipare le diffidenze e le incomprensioni, consapevoli che solo dal superamento di steccati di natura ideologica sia possibile costruire una società realmente più giusta, libera e rispettosa.
Le Diocesi di Ragusa e Noto si aprano al Dialogo verso le realtà della comunità LGBT ragusana, affinché la chiesa di Cristo possa essere imitazione ed esempio del suo Maestro, Redentore e Signore.
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