di Redazione
Occhio agli orologi pubblici, e alla storia che raccontano. A Scicli nulla sfugge all’attenzione degli intellettuali. Approfittare dell’intervento di restauro finanziato dalla legge 433 del 91 per recuperare l’orologio della chiesa Madre di Sant’Ignazio in piazza Italia. E’ la proposta che giunge dai gruppi culturali della città, alla luce dell’opportunità rappresentata dal recupero della chiesa. L’orologio risale infatti alla seconda metà dell’Ottocento e sarebbe interessante rendere fruibili i vani che ospitano gli ingranaggi dello stesso. In origine si chiamò “orologio della Casa Comunale” e costò 3.091 lire.
La competenza per la riattivazione dell’orologio della chiesa Madre di Sant’Ignazio in piazza Italia è della Curia, mentre l’onere di dare quotidianamente la corda all’antichissimo orologio sarebbe del Comune.
Per fortuna, la riattivazione dell’orologio della matrice non è al centro delle polemiche che dieci anni fa divisero la città rispetto a quello della vecchia Matrice sconsacrata, quella di San Matteo.
Una storia antica quella di quell’orologio, oggetto di tensioni tra comitati spontanei di cittadini favorevoli al rintocco notturno e comitati contrari allo stesso. La vicenda, nella sua originalità, andò a finire sulle pagine dei quotidiani nazionali, segno che a Scicli gli orologi pubblici rappresentano un tema di lotta anche politica, di tipo maggioritaria, con due partiti che si fronteggiano fino all’ultimo rintocco.
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