Si chiama in realtà Palazzo Genuardi.
di Redazione
Palermo – A Palermo è noto col nome di Palazzo Sottiletta e ha una storia che affonda nella seconda metà dell’Ottocento. Lo chiamano così perché a vederlo dalla via Ruggero Settimo, dove è ubicato, sembra così sottile da poter cadere con una folata di vento. In realtà, il lato sottile è così stretto per adattarsi al sito, al terreno irregolare sul quale è stato costruito.
Il palazzo non è a sottiletta, anzi, è grandissimo, è a pianta triangolare e quello che si vede è un effetto ottico dalla prospettiva angolare.
Si chiama in realtà Palazzo Genuardi. Siamo a metà del 1800, precisamente è il 1857.
La Sicilia è ancora sotto i Borboni e Ignazio Genuardi è barone di Molinazzo. È nato a Comitini, e in questo territorio, e non solo, gestisce quasi tutte le zolfare. È figlio di Gerlando Genuardi e Adriana Ricci Gramitto. La prima cugina di sua mamma è Caterina Ricci Gramitto, nonché la madre del futuro Premio Nobel Luigi Pirandello.
Ignazio Genuardi in quel momento ha 38 anni, è potente, ha molti soldi e vuole costruire un palazzo nella Palermo che conta e dargli il suo nome. È sposato con la monrealese Anna Ruotolo e ha otto figli. Per il progetto manda a chiamare l’architetto Giuseppe Di Bartolo, da Terranova di Sicilia, docente di architettura al Politecnico di Torino, che vanta opere in tutta l’Isola. Solo a Palermo ha realizzato Palazzo Cataliotti, la cornice interna di Casa Professa, il prospetto del Real Teatro di Santa Cecilia.
Iniziano i lavori del palazzo e vengono ultimati l’anno dopo. Il suo potere si consolida e comincia l’ascesa. Nel 1962 viene istituita la Camera di commercio ad Agrigento e lui ne è il Presidente. Il 9 novembre 1872 il barone viene nominato Senatore nel Governo, nella Destra Storica di Minghetti.
Poi la situazione precipita, prima vince elezioni la Sinistra Storica, costringendolo alle dimissioni, e nel maggio 1876 il Tribunale Commerciale di Palermo dichiara il fallimento della sua ditta, la “Ignazio Genuardi&Figli”.
Perde tutto e i suoi beni vengono messi all’asta, compreso il famoso “Palazzo Sottiletta”. L’immobile viene acquistato dal cavaliere Pietro Vita, un ricco proprietario terriero calabrese, che lo lascia in eredità al figlio Arturo. Passerà da un altro paio di mani, infine sarà diviso in appartamenti.
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