A un milione 600 mila euro
di Redazione
Palermo – Danneggiato dal rogo del teatro Bellini nel 1964, chiuso per quasi 60 anni, riaperto nel 2021 con le Vie dei tesori e poi nuovamente chiuso, il piano nobile del settecentesco palazzo Valguarnera dei Marchesi di Santa Lucia, a piazza Bellini, di circa 400 metri quadri, è in vendita per 1, 6 milioni di euro.
Lo svela il quotidiano La Repubblica.
L’immobile fu venduto all’asta tra il 1982 e il 1986 e in seguito, nel 2008, venne comprato dalla società Pietraia che avviò i lavori di restauro del piano nobile. Il palazzo ospitò nel giugno del 1930, l’Eiar (Ente italiano per le audizioni radiofoniche), antenata della Rai, mentre il 19 marzo del 1932 Radio Palermo, avviava le trasmissioni per la stagione lirica del teatro Massimo. La guerra poi cambiò ogni cosa: la radio diventò strumento strategico nella liberazione dal fascismo e quando il 10 luglio del 1943 gli alleati sbarcarono in Sicilia, le trasmissioni di Radio Palermo tra i notiziari, la musica e le canzoni americane, lanciarono anche messaggi in codice diretti ai partigiani.
La storia dell’edificio realizzato in uno degli angoli più belli della città dove si affacciano le tre chiese di San Cataldo, di Santa Maria dell’Ammiraglio, nota come la Martorana e la chiesa barocca del convento di Santa Caterina d’Alessandria, a pochi passi da Palazzo Pretorio, è strettamente legata a quella del teatro Bellini, che sorge nello stesso immobile, anche se nel corso del tempo i loro destini si sono divisi.
Dalla bellissima porta decorata con motivi floreali uniti a temi archeologici, in seguito murata e recentemente scoperta nel corso dei lavori di restauro, la famiglia Valguarnera accedeva direttamente ai palchi del teatro: oggi le porte sono sbarrate perché le proprietà sono divise. “Siamo rimasti piacevolmente sorpresi- ha detto Vittoria Maniscalco, restauratrice – quando abbiamo trovato questa porta che collegava la grande sala del piano nobile al teatro. La porta era cosparsa da diversi strati di vernice e il legno grezzo ospitava un elemento intagliato e intarsiato con foglia d’oro, impronta barocca dell’epoca, successivamente scrostato. D’accordo con la Soprintendenza abbiamo scelto di collocarla nella parte centrale del salone che si affaccia su piazza Bellini per darle maggiore visibilità. Un lavoro certosino per ridare luce anche alle altre porte del palazzo recuperate”.
Gli scavi hanno restituito diverse varietà di maioliche e di ceramiche smaltate insieme a un pregiato vaso in pasta silicia della fine del quattordicesimo secolo, di importazione orientale. Non è chiaro se parte del vasellame provenga dai corredi ceramici in uso nel monastero di Santa Caterina; i reperti sono ancora oggetto di studio da parte degli archeologici. Nel corso dei lavori di riqualificazione, i restauratori sono intervenuti sulle tempere del soffitto recuperate con gli stessi pigmenti a calce in modo da restituire fedelmente la tecnica originale, ed è stata recuperata anche una parte del soffitto deteriorata dalle infiltrazioni di acqua. Ma i lavori hanno restituito hanno svelato tracce di mura puniche.
Tra i reperti trovati, anche un frammento marmoreocon una scitta in greco, oggi conservato al castello della Zisa, che gli archeologi hanno attribuito alla perduta lapide sepolcrale di Irene, moglie di Giorgio di Antiochia, personaggio chiave della corte ruggeriana, cui si deve la costruzione della chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio.
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