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01/04/2026 09:29

Paola Bonomo, la studentessa modicana che sfida Giorgia Meloni: “Ho votato nonostante questo Paese”

Paola Bonomo, rappresentante degli studenti, è intervenuta durante l'inaugurazione dell'anno accademico a Padova.

di Redazione

Padova – 22 anni, modicana.

È stata la voce di oltre 70mila studenti e studentesse, ma anche quella di una generazione che chiede di essere finalmente ascoltata senza paternalismi e senza slogan. All’inaugurazione dell’804esimo anno accademico dell’Università di Padova, Paola Maria Bonomo, presidente del Consiglio degli Studenti e delle Studentesse, ha preso la parola, scegliendo di portare con sé un simbolo preciso: la tessera elettorale.

«Oggi ho portato con me una tessera elettorale: un simbolo con il quale voglio far passare un messaggio ricco di significato generazionale. Abbiamo dimostrato di essere una generazione che non vuole più assistere passivamente ai cambiamenti e a ciò che ci succede intorno, ma che siamo pronti ad affrontarli attivamente. Dopo il referendum sulla giustizia pare che si sia scoperto che i giovani esistono, ma noi ci siamo sempre stati, forse non siamo mai stati ascoltati veramente. La tessera elettorale che ho portato con me rappresenta anche il mio essere fuorisede e il voto che ho potuto esprimere solo perchè la nostra generazione si è attivata per dare la possibilità ai fuorisede di poter votare, a dimostrazione del fatto che, nonostante una condizione di precarietà generale e di costo della vita sempre in aumento, siamo qui per farci sentire».

Da lì, il suo discorso ha preso una direzione netta, intrecciando esperienza personale e lettura politica del presente. Bonomo ha raccontato il peso della condizione dei fuorisede, il costo crescente della vita universitaria, la fatica di costruirsi un’autonomia, la precarietà che accompagna studio e lavoro e il senso di distanza tra le promesse rivolte ai giovani e la realtà che questi ultimi si trovano ogni giorno ad abitare.

Nel cuore dell’intervento, la presidente degli studenti ha descritto una generazione stretta tra affitti fuori scala, borse di studio in ritardo, salute mentale troppo spesso trattata come un lusso e un’università pubblica che continua a fare i conti con risorse insufficienti. Ma al tempo stesso ha rivendicato con forza la capacità dei giovani di organizzarsi, partecipare e mobilitarsi, rifiutando l’immagine di una generazione passiva o disinteressata. Il passaggio più duro ha riguardato proprio il diritto di voto da fuorisede, trasformato in simbolo di una cittadinanza vissuta tra ostacoli e limitazioni.

Nel suo intervento, Bonomo ha poi chiamato in causa direttamente il presidente della Regione, Alberto Stefani, sul tema delle borse di studio, ricordando il peso dei ritardi per centinaia di studenti, e ha rivolto critiche anche alla ministra Bernini, denunciando il sottofinanziamento dell’università pubblica e la precarietà che attraversa la ricerca.

Insomma, più che un discorso di rappresentanza, quello pronunciato nell’Aula Magna del Bo è stato un discorso di rottura. Un intervento che ha spostato l’attenzione dal rito accademico alla vita reale degli studenti. E nel farlo, Paola Maria Bonomo ha portato dentro il cuore dell’università non solo la voce della comunità studentesca, ma il disagio, le domande e la determinazione di un’intera generazione.