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02/08/2011 01:33

Paolo Nifosì: Stasera vi svelo la Modica segreta

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L'itinerario della prima passeggiata barocca

di Paolo Nifosì

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Paolo Nifosì
Paolo Nifosì

Modica – Si ricomincia con il 2 di agosto a conoscere la storia del centro storico di Modica con l’itinerario  che va da Santa Maria di Betlem (appuntamento alle ore 20.00 del 2 agosto) alla chiesa del Carmine, passando per la chiesa del Rosario annessa al convento di San Domenico, sede  municipale.

Siamo nel cuore della città storica a fondovalle con la chiesa di Santa Maria di Betlem, sul cui piazzale antistante nel 1474 vi fu l’eccidio di oltre 300 ebrei. Un’architettura simbolo quella di Santa Maria, risultato di sedimentazioni storiche dal Cinquecento al Novecento. Una chiesa che conserva una delle più belle cappelle siciliane del Cinquecento, sintesi architettonica tra tardogotico e rinascimento maturo, la capella dei confrati, nel cui altare si trova la scultura della Madonna titolare, ed in cui si conserva una interessante urna reliquiario in argento del Seicento.

La chiesa, con un impianto a tre navate,  ha una facciata il cui primo ordine ha caratteri rinascimentali ed un secondo ordine neoclassico,degli anni venti dell’Ottocento. Su uno dei lati esterni  vi è murata una lunetta rinascimentale con una Natività. Nel suo interno dipinti del Seicento, del Settecento e sculture dell’Ottocento. Ricordiamo in particolare il Martirio di Santa Caterina d’Alessandria dello Xiavarrello, i Santi Cosma e Damiano e San Carlo Borromeo del Seicento, la tela con l’Assunta di  Giovambattista Ragazzi della seconda metà del Settecento, quella di Giuseppe Mauro con l’Immacolata tra Santi del primo Settecento, la scultura della Dormitio Virginis dei Vaccaro di Caltagirone degli anni quaranta dell’Ottocento e il presepe con statue in terracotta policroma dei Bongiovanni Vaccaro su disegno di Fra Benedetto Papale del 1881-82.

La fisionomia complessiva è arricchita da un bell’organo e da un pultito neoclassici oltre agli stucchi di tardo ottocento neorinascimentali. Uno scrigno di storia la cui origine è medievale e che si ricostruisce tra i secoli XVI e XVII demolendo le chiese di San Mauro, San Bartolomeo e Sant’antonio. Molto interessante la collocazione  a fondovalle, proprio sotto il Castello dei Conti.

    Il percorso si snoda tra quinte architettoniche di palazzi tardo barocchi, neorinascimentali e liberty, per raggiungere la chiesa della Madonna del Rosario annessa al convento dei Domenicani che fondano il loro primo convento a Modica nel Quattrocento, lo ampliano nel Seicento e dopo il terremoto del 1693, per assumere l’attuale fisionomia quando diventa Municipio nell’Ottocento. La chiesa ha una facciata manieristica della seconda metà del Seicento. Resisterà al terremoto e resta una testimonianza significativa di quel secolo. L’interno ad aula unica sarà rimodulato nel Settecento con un ciclo unitario di stucchi, con un altare in marmo rococò, opera del Privitera di Catania su disegno dell’ing.  Bonaiuto. Nella nicchia dell’altare maggiore sarà collocata la scultura della Madonna del Rosario del secondo Settecento, mentre negli altari laterali saranno ricollocate alcune opere del Cinquecento e del Seicento e saranno sistemate nuove opere del Settecento. In particolare vanno menzionate la tavola con la Madonna del Rosario e Santi da riferire tra secondo Cinquecento e primo Seicento, copia rivisitata dell’originale che si conserva nella chiesa dei domenicani a Palermo e la tela del caravaggesco Matteo Reati, in cui è dipinto il miracolo di Soriano. Suggestivo il cortile porticato del convento in cui alcuni anni orsono i Taviani girarono alcune riprese di Kaos.

    Procedendo lungo il Corso Umberto si arriva alla chiesa del Carmine, altra nodale e fondamentale architettura ecclesiastica modicana con un prospetto che nel primo ordine comprende un portale tardogotico strombato e un raro rosone di Santa Margherita, mentre nella parte altra in un telaio classicistico si colloca la scultura della Madonna del Carmelo. Molto omogeneo l’interno con stucchi settecenteschi, un altare centrale tardo barocco con la scultura lignea della Madonna del Carmelo della seconda metà del Settecento, diverse tele settecentesche e due opere importanti del pre-terremoto: l’Annunciazione in marmo riferibile ad Antonello Gagini o alla sua scuola, delicata opera rinascimentale e la tavola raffigurante Sant’Alberto,ascrivibile all’ambito di Cesare da Sesto.

Una terza tela del pre-terremoto, l’incontro tra Maria e Cristo tra Santi firmata da Daniele Monteleone nel 1600. Recente la messa in luce di un portale tardogotico sul lato sinistro della chiesa ed una cappella tardogotica che affianca la cappella maggiore.