Attualità
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02/04/2011 17:34

Paolo Ruta, uomo di gioia

Stamani i funerali, in piazza, in un'atmosfera sospesa

di Giuseppe Savà

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La piazza abbraccia Paolo
La piazza abbraccia Paolo

 Scicli – “Morte, dov’è il tuo pungiglione?”

In testa alla bara gli abiti del boy scout, sulla cassa color chiaro la Bibbia aperta.

Monsignor Antonio Staglianò celebra il funerale di padre Paolo Ruta, in un’atmosfera sospesa. 

Troppo piccola la chiesa del Carmine per contenere la folla venuta per dare l’ultimo saluto a padre Baloo, il funerale si celebra in piazza. 

E il Vescovo di Noto, affiancato da Monsignor Giuseppe malandrino, Vescovo Emerito, circondato da tutto il clero netino, si appella a Saulo di Tarso per affermare: “La morte non è amica, ma nemica; ma in seguito alla vittoria di Gesù ha perso il suo pungiglione”.

Paolo, apostolo  delle genti, ci offre la chiave di lettura della morte in maniera serena, confortante per chi crede: dopo il sacrificio di Cristo la morte è sconfitta, ha perso il suo pungiglione. 

E non è un caso che il Vescovo ripeta una parola nel corso della sua omelia: gioia.

Padre Paolo Ruta era un uomo di gioia.

Accoglieva, sorrideva, sornione, col distacco che meritano le umane cose. 

E un funerale, nelle parole del Vescovo, può essere anche motivo di gioia.

La gioia di scoprirsi in tanti ad avere un’esperienza formativa comune. Grandi e piccini.

La vittoria di Padre Ruta sulla morte è la vittoria di chi è riuscito a formare intere generazioni di donne e uomini di buona volontà. 

 

“Morte, dov’è la tua vittoria?”, chiede San Paolo, se l’uomo è riuscito nel fine per cui è stato creato, educare altri uomini a seguire un cammino di fede e di verità.

Vincenzo Paolo Ruta ha vinto la sua battaglia contro la morte, riuscendo a unire centinaia di persone attorno alla comunità parrocchiale, fosse quella del Sacro Cuore di Modica o quella del Carmine e Santa Maria La Nova di Scicli. 

 

E così la sua morte, il suo funerale, sono diventati l’occasione per tanti di scoprirsi uniti, al di là delle invidie e dei rancori quotidiani, al di là dell’ansia del domani, che spinge ognuno a chiudersi nel proprio egoismo. 

 

Diceva Pasolini che la morte opera un fulmineo montaggio della nostra vita.

 

Il funerale di Don Paolo ha mostrato in sequenza i 54 anni di sacerdozio in un fulmineo montaggio: i boy scout, i bambini, gli adulti, Modica, Scicli, la piazza e la Gioia.

Quella della Resurrezione nel Cristo Risorto.