Attualità
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29/07/2013 20:30

Papa Francesco: Chi siamo noi?

Nella Santa Chiesa di Dio non ci sono santi e peccatori, ci sono solo “Uomini”

di Un Uomo Libero.

Papa Francesco a Rio
Papa Francesco a Rio

Da stamattina tutte le televisioni e i giornali del mondo parlano della frase che Papa Francesco ha pronunciato durante la conferenza stampa con i giornalisti nell’aereo che lo riportava a Roma da Rio de Janeiro.

“Chi sono io per giudicare un omosessuale, specialmente se è un uomo di buona volontà e che cerca davvero il Signore?”

Dal nostro Corriere della Sera ai giornali spagnoli, ai giornali europei e transatlantici, al Clarín, tutti interpretano quest’insolita e inattesa risposta come una vera e propria apertura al mondo gay.

Il Papa, in verità, ha ripetuto quello che da sempre ci ha insegnato il catechismo della Chiesa Cattolica, troppo spesso frainteso.

Nella Santa Chiesa di Dio non ci sono santi e peccatori, ci sono solo “Uomini”.

Se la Maddalena poté baciare i piedi del suo Signore e lavarli con le lacrime in casa di Simone il lebbroso; se uno dei ladroni sulla croce lo incontrò proprio nel momento della sofferenza; se l’esattore iniquo un giorno fu chiamato da una voce irresistibile che lo volle complice di un annuncio nuovo, vuol dire che nella testa di quel Galileo, che fu crocefisso per la sua umanità ma che, per fede, risorse dai morti nel terzo giorno, qualcosa di diverso frullava.

Chi oggi crede che con queste parole Papa Francesco abbia voluto solo sdoganare l’omosessualità, si sbaglia. E di molto.

Papa Bergoglio è andato ben oltre uno sdoganamento puro e semplice.

Ha fatto di più.

Ha voluto liberare con parole semplici, come sempre fa, l’Uomo, la sua natura, l’immagine di Dio che abita in lui e lo fa sentire figlio.

Ha voluto stigmatizzare un malinteso millenario che è stato fonte di persecuzioni e di lacrime.

Una volta un omosessuale era considerato un peccatore. Da ghettizzare, da condannare al rogo, da confondere spesso e volentieri con una triste patologia, la pederastia, che rendeva la sua amicizia pericolosa e nefasta soprattutto per il mondo giovanile.

Oggi sappiamo, invece, che l’omosessualità è solo uno dei tanti aspetti del carattere, una qualità del corpo come potrebbe essere una voce roca o acuta o il colore degli occhi. E allora perché insistere su quello che la scienza giustifica e chiama?

Quanti omosessuali tra i santi e le sante della Chiesa di Dio? Non lo sapremo mai e non c’interessa saperlo.

Perché da oggi il Papa, da buon pastore qual Egli è, ci ha finalmente chiarito che la via della santità è libera a chiunque voglia percorrerla col cuore in mano e l’animo sincero.

In questo viaggio complicato e difficile –ha specificato il Santo Padre – sono ben altri i mali da combattere: la droga, per esempio; le guerre; la fame nel mondo; la strumentalizzazione delle coscienze messa in atto dalle temibili “lobby” che siano gay, finanziarie o politiche poco importa.

È, in fondo, l’insegnamento del rimpianto cardinale Carlo Maria Martini, di venerata memoria.

Contro di esse, le lobby, la Chiesa, quella vera e autentica, fa muro e ha fatto coraggiosamente muro.

Da sempre.

Perché ogni forma antica o moderna di schiavitù è l’unico vero grande peccato contro Dio.