Dalla solitudine di un barcone all'abbraccio con il Pontefice.
di Redazione
Lampedusa – L’immagine resterà scolpita tra i gesti più potenti della visita di Papa Leone a Lampedusa: un pallone che passa dalle mani di un bambino a quelle del successore di Pietro. Non è un semplice gioco, ma il testimone di una vita che è rinata proprio qui, dove il mare si fa soglia tra la morte e la speranza. Quel bambino è Leonardo, per tutti “Leo”, 11 anni e un cuore grande quanto il Mediterraneo che lo ha restituito alla vita, con la sua famiglia di Palermo, dopo avergli tolto tutto.

La letterina: “Ho smesso di piangere con un pallone di carta”
Davanti alla Porta d’Europa, Leo ha consegnato al Papa una lettera che è un distillato di commozione e verità: “Caro Papa sono super emozionato di incontrarti! 10 anni fa la mia storia è iniziata qui a Lampedusa. Ero da solo e avevo perso tutto, soprattutto la mia mamma”. Il piccolo ha raccontato al pontefice quel dettaglio che i volontari gli hanno sempre ripetuto: “Mi dicono che ho smesso di piangere solo quando mi hanno dato un pallone fatto di carta, da quel giorno il pallone è rimasto nel mio cuore”. E proprio per questo, con una generosità che spiazza, ha voluto che quel dono continuasse il suo viaggio: “Spero tanto che questa palla che ti regalo adesso possa arrivare a un altro bambino e farlo felice proprio come me”.
Una famiglia che è “regola dell’amore”
Leo oggi ha una mamma, Maria Poderati, vicedirettore generale dell’istituto Gonzaga di Palermo, e un papà – Walter Montana, Audi manager per la concessionaria del Gruppo Riolo, che lo guardano con gli occhi lucidi di chi sa di aver ricevuto un miracolo. “L’arrivo di Leonardo nella nostra famiglia è stato un dono grandissimo”, spiega la mamma, sottolineando come la loro non debba essere vista come un’eccezione “ma come la normalità” di un sentimento puro: “Sentiamo di dover testimoniare che l’amore va ben oltre a quello che l’odio in questo momento vuole fare arrivare. Siamo e dobbiamo essere la regola”. Il papà, con la voce rotta dall’emozione, ha ringraziato il pontefice per aver ripercorso i passi di Francesco: “La Porta d’Europa è proprio il simbolo d’accoglienza. Il Papa ha voluto rimarcare questo concetto per chi come noi ha fatto della propria vita una testimonianza di inclusione”.
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