Raffica di vento a Lampedusa, lo zucchetto di Papa Leone vola in mare

 

«Ognuno dispone di un proprio ambito di azione, e lì non altrove, è chiamato a scegliere se alimentare la logica della forza anche solo con indifferenza, cinismo, menzogna, odio – ha detto papa Leone – oppure custodire la logica della pace con verità, sobrietà, prossimità, cura. Carissimi, chi si lascia portare in questa dinamica di compassione, di misericordia, inizia a vivere diversamente, a essere cittadino diversamente, a lavorare diversamente. Allora può sorgere davvero la civiltà dell’amore, quella prospettata dai miei santi predecessori Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II. Insieme a un gran numero di profeti e martiri del secolo scorso – ha continuato -, essi hanno compreso che, agli abissi del cuore umano e agli orrori della guerra, solo la misericordia sa rispondere con nuovi inizi. Ora, sulle spalle di questi giganti, siamo entrati in un millennio in cui dare forma spirituale, culturale, giuridica, politica, economica alla civiltà dell’amore. L’enormità del dolore che osserviamo ci faccia cogliere la radicalità di questa chiamata».

 

(ansa)

 

 

 

L’appello dell’arcivescovo di Agrigento

La visita del Papa è stata anche l’occasione, per la Chiesa di Lampedusa, di lanciare un appello: «Qui si misura il grado di civiltà dell’Ue – avverte l’arcivescovo di Agrigento -. La vita in mare va sempre salvata, la dignità umana non può annegare nel Mediterraneo». Durante la visita del Papa al cimitero dell’isola (primo capo di Stato a visitare il camposanto dalle lapidi senza nome) il parroco di Lampedusa don Carmelo Rizzo richiama l’attenzione sulle criticità delle nuove regole europee che «disumanizzano il fenomeno migratorio al punto che ai paesi non disponibili alla ricollocazione delle persone salvate negli sbarchi basta pagare una multa per essere a posto con la normativa Ue». E aggiunge: «Stride vedere qui la bandiera blu europea con le stelle che simboleggiano le radici cristiane e mariane del continente e per toccare con mano l’atroce contraddizione tra teoria e pratica».

Molo intitolato a Francesco

Prosegue il parroco: «La gente di Lampedusa sa che chi ha bisogna va aiutato e si prodiga per impedire disastri della mancata accoglienza come quando nel settembre 2023 in una settimana sbarcarono 12 mila persone in una settimana e il centro andò in tilt». Inoltre «rispetto alla visita di Francesco nel 2013 l’area di contatto tra la popolazione e i migranti è circoscritta al molo Favaloro che oggi verrà intitolato proprio a papa Bergoglio. Nonostante il distacco fisico la solidarietà degli abituanti di Lampedusa non li ha mai abbandonati a differenza delle istituzioni europee».

La visita di Papa Leone, evidenzia l’arcivescovo Damiano, è «un messaggio chiaro, una carezza a quegli uomini e a quelle donne che a Lampedusa hanno trovato la fine del loro viaggio», un monito anche contro la «remigrazione», in un «percorso» che «il Pontefice sta facendo e che ha portato avanti soprattutto in queste ultime tappe, le Canarie e la visita alla memoria di madre Cabrini patrona dei migranti nella diocesi di Lodi».

 

Sepoltura misericordiosa

La visita di Leone, osserva l’arcivescovo, cade in un momento particolare: «mentre avanzano proposte di legge contrarie all’accoglienza». Ma «la vita in mare va sempre salvata». La visita di Leone segue «la scia della scelta fatta da papa Francesco di venire a Lampedusa” nel 2013 “per dire che la dignità umana non può annegare nel Mediterraneo». Tra le vittime recenti degli sbarchi alle quali Leone rende oggi omaggio al cimitero «ci sono sette donne morte di cui alcune erano incinte». Commenta monsignor Damiano: «Si tratta di momenti davvero intensi, si cerca di fare un’accoglienza spirituale e spesso poi anche grazie ai sindaci si riesce a provvedere alla sepoltura o alle altre procedure che riguardano l’accoglimento della salma».