Quando si era amici di penna era impossibile camuffare la grafia
di Redazione
Porto Empedocle – Essere insultato, apostrofato, sbeffeggiato da qualcuno non è mai bello. Peggio ancora è quando l’insulto e tutto il resto arriva da un amico.
Nell’era di Facebook e dei rapporti personali basati sulla multimedialità e sull’effimero, accade che le amicizie vengano messe a repentaglio nella stessa maniera in cui nascono: ovvero attraverso la comunicazione via internet. Lo sa perfettamente da qualche giorno una ragazza minorenne di Porto Empedocle che nel giro di poco tempo ha visto mettere a repentaglio tutte le amicizie strette attraverso il social network più cliccato del momento.
Un hacker decisamente abile nell’intrufolarsi tra le maglie dell’etere è infatti penetrato nel «profilo» della minorenne, prendendone di fatto l’identità. Il mascalzone, spacciandosi quindi per la ragazza empedoclina, ha preso a proferire improperi, insulti, bestemmie e altre frasi di dubbio gusto all’indirizzo degli amici della giovane.
Facile immaginare cosa abbia provato l’amico Tizio o l’amico Caio, sentendosi definire nei modi peggiori dall’«amica» di Facebook.
Una volta quando si era amici di penna era impossibile camuffare la grafia di un altro con quella propria e certe cose non sarebbero mai accadute. Oggi, dove ti rubano anche l’identità, certo tipo di reati sono quasi all’ordine del giorno. Preso atto di avere insultato senza saperlo i propri amici di Facebook, alla minorenne non è rimasto altro da fare che recarsi nel commissariato di polizia, diretto dal vice questore Cesare Castelli.
Gli inquirenti indagano per i reati di sostituzione di persona e accesso abusivo a strumenti informatici. Reati pesanti, reati sempre più comuni in un’epoca dove anche i mascalzoni si sono evoluti, ma quasi sempre qualche traccia la lasciano.
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