Siti aperti fino al 24 Maggio, ma il festival prosegue nel mondo.
di Chiara Spadafora
Roma -Inaugurata giovedì 14 maggio agli Horti Sallustiani di Roma l’unica settimana dell’anno in cui è possibile visitare gratuitamente e “senza invito” alcuni tra spazi culturali più attraenti della capitale: più di 300 i siti coinvolti nel festival, tra i quali entità consolidate come la casa-museo di Giorgio De Chirico a piazza di Spagna ed il fondo Andrea Camilleri in via Corridoni (con racconto a due voci di chi ha conosciuto e collaborato con l’autore) ma anche novità e dinamismo contemporaneo tra cui le opere dell’artista Irena Pavlyshyn esposte nello studio dell’architetto Raffaele Caruso in via Adda e gli allestimenti del Campo Boario, con visite guidate dalle 17.00 alle 20.00 a cura di Fabio D’Amico: in mostra le proiezioni visive di Donatella Pinocci, artista e curatrice, nonchè presidente dell’associazione culturale Arion.
Dove origina questa ricorrenza primaverile? Dal 2012 Roma ha aderito a “Open House Worldwide”, il progetto avviato nei primi anni ’90 dall’architetto inglese Victoria Thornton con l’idea di “aprire” alla cittadinanza i luoghi, solitamente chiusi, attraverso i quali il contemporaneo prende forma : studi di architettura, laboratori, cantieri, case private, etc.
Con il passare degli anni al progetto hanno aderito anche Milano, Torino e Napoli, tanto che nel 2021 è nata l’associazione “Open House Italia” con sede nel rione Celio a Roma, supportata da oltre 2000 volontari sul territorio nazionale e punto di incontro tra le quattro organizzazioni.
Sebbene il festival goda del patrocinio del MIC (oltre che del Senato, della Regione e delle Università), il supporto economico e logistico é garantito da Roma Capitale e da sponsors privati, mentre l’organizzazione è gestita dalla no-profit “Open City Roma APS” ideata nel 2010 e sita in un quartiere semi-periferico dell’ovest romano.
Il network globale, amministrato dalla charity “Open City” con sede nel Regno Unito, ha raggiunto nell’arco di un trentennio ogni continente, coinvolgendo una cinquantina di città nel mondo e oltre 60 organizzazioni: milioni di visitatori raggiunti e più di 14 mila i volontari collaboratori.
L’apertura di Roma avviene in parallelo a quella della capitale Lituana ma anche di Brno in Repubblica Ceca. Nel mese di luglio aperture a Porto e in Australia (Melbourne e Brisbane). Ben 6 città “europee” attive a settembre, 12 per il mese di ottobre incluse le Americhe ed il Giappone.
L’appuntamento romano del 2026 si concluderà con le porte aperte dello Studio Caruso sabato 23 Maggio dalle 14.00 alle 19.00 e la notte dei musei durante la quale possibile visitare le mostre “Grand Tour Contemporaneo” e “Satira dell’Architetto” presso la Casa dell’Architettura. Per finire “il tempo dell’obsolescenza” domenica 24 maggio 2026, dove presenzierà Donatella Pinocci. La sua prossima mostra, curata da Fabio d’Achille e promossa dal MAD (Museo di Arte Diffusa) si svolge tra arte, suono e benessere al Centro “MeDonna” nel quartiere Appio Latino, dal 30 maggio al 31 agosto 2026.
I prossimi episodi italiani: Milano nel penultimo finesettimana del mese corrente, Torino nel primo week end di giugno ed infine Napoli dal 2 al 4 ottobre, successivamente al festival Londinese che si terrà, come consuetudine, tra fine estate e inizio autunno.
La rete, in costante espansione, tende ad attrarre città che superino i 400 milioni di abitanti e che dispongano di un numero eccezionale di edifici storici e contemporanei.
La missione comune: rendere lo spazio urbano più equo, coinvolgente e accessibile.
L’accesso al festival, libero e gratuito previo iscrizione solo per i siti che lo richiedono, non è l’ingresso ad una città-teatro barocca, pellicola in movimento di una raffinata esperienza culturale sempre aperta, ma un flusso di incontri cosmopoliti da tenere in considerazione nella pianificazione dei propri viaggi.
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