di Redazione
Roma, 7 feb. Non era prevista la presenza di Renzi all’assemblea di gruppo alla Camera poi rinviata al 15 febbraio. Parlo lunedi’ in direzione, ha fatto sapere il segretario dem. Ma l’agitazione nel partito democratico e’ massima. Riunioni su riunioni. Tornano le correnti: si vedono i renziani, i franceschiniani e anche i Giovani Turchi si sono incontrati oggi a palazzo Madama. Il tentativo e’ di trovare una mediazione interna sulla legge elettorale e sulla eventuale prospettiva del voto a giugno. Nella riunione della maggioranza dem al Senato, alla quale hanno preso parte renziani e franceschiniani, molti hanno criticato la mancanza di una strategia univoca. Fibrillazioni che hanno coinvolto anche il segretario dem che pero’, in questa fase, vuole rimanere fuori dalle beghe interne, non essere coinvolto nelle trattative tra le correnti. L’obiettivo resta il voto presto, ma l’ex presidente del Consiglio ha preso anche in considerazione qualora non si arrivasse a stringere sulle elezioni entro l’estate anche la possibilita’ di andare alle elezioni alla ripresa dei lavori parlamentari. Ovvero a fine settembre. Prospettiva legata sempre alla necessita’, secondo i renziani, che una manovra lacrime e sangue venga varata da un nuovo esecutivo e non da un governo a scadenza. ‘Ci ritroveremmo sotto l’attacco dei mercati per un anno’, questa la linea che prevede una campagna per la crescita nell’Unione europea. Nella riunione di oggi c’e’ anche chi ha proposto di anticipare alcune misure della manovra. Un aumento di due punti dell’Iva, per esempio. Ma l’intenzione da parte dei renziani e’ quella di lavorare per una convergenza ampia in direzione. Solo in questa chiave verrebbe considerato l’ok al premio di coalizione. ‘I big del Pd hanno preso in mano la situazione spiega un franceschiniano rischiamo di farci male se non andiamo uniti. Ma senza Fi e Ap e’ difficile votare a giugno’. Una data, quella di giugno che si allontana sempre di piu’ al crescere dello spread. Sullo sfondo poi lo scontro sulle alleanze. Orfini non le vuole ma per la citta’ di Palermo e’ gia’ pronta una lista con Pd, Udc e Ap: si chiamera’ democratici e popolari. E sulla riforma della legge elettorale e’ botta e risposta tra il presidente dell’assemblea dem, Matteo Orfini, e il leader Ap, Agelino Alfano. A Orfini che ha stigmatizzato l’ipotesi di assegnare il premio di maggioranza alla coalizione e non piu’ alla lista, una eventualita’ che rapprsenterebbe la ‘morte del Pd, il ministro degli Esteri replica: ‘Il premio alla coalizione non sarebbe un regalo che il Pd fa agli altri partiti. Ma solo un regalo degli altri partiti al Pd’. .
© Riproduzione riservata