di Redazione
Con una settimana di anticipo, come promesso. Facce nuove, anche se meno del previsto. Il coordinamento nazionale del Partito democratico ha chiuso stasera il gran ballo delle liste. E nonostante il partito-nuovo, antiche sono le polemiche degli esclusi all’ultimo tuffo. O degli esclusi eccellenti. In oltre quattro ore di riunione, iniziata alle 16, nella grande sala riunioni con affacci su via Barberini, al terzo piano della ex sede della Margherita, sono “ballati” oltre novecento nomi di candidati per i collegi di Camera e Senato ma sono circa trecento quelli che i tecnici delle liste considerano sicuri, cioè sicuramente eletti. Nessuna sorpresa tra i capilista dove sono state confermate le indiscrezioni degli ultimi giorni. Confermata anche la quota del 35 per cento delle donne in posizioni “blindate”, cioè elette, e quella del 50 per cento delle candidate. Alla fine ci saranno più di cento parlamentari donne, quasi il doppio delle attuali. Scelte non sempre legate ai nomi delle future parlamentari. “Donna ds” è rimasto scritto nell’elenco delle candidature, a indicare una casella che deve ancora essere riempita col nome di una candidata proveniente dalla Quercia. Le liste possono ancora subìre qualche correzione nella posizione dei singoli candidati, qualcuno che sale, qualcun altro che scende, ma non nei nomi.
Prime reazioni. “Liste forti e autorevoli, con grande apertura ai giovani e al sociale in nome del rinnovamento, un ottimo lavoro” commenta Piero Fassino, capolista in Piemonte per la Camera mentre la moglie Anna Serafini è quarta al Senato in Sicilia. Dario Franceschini, numero 2 del partito, parla di liste innovative chiuse in tre giorni: “Rispetto alla tradizione per cui le liste si fanno l’ultima notte utile, noi in tre giorni di lavoro con i segretari regionali abbiamo fatto delle liste che hanno molti elementi di innovazione”. Un lavoro “complicato” in cui, aggiunge, “va da dato atto ai parlamentari che si sono sacrificati avendo più di tre legislature alle spalle e anche qualcuno che ne aveva meno”. Più preoccupato, invece il commento di un padre nobile dei Ds come Franco Bassanini, fuori quota perchè con molte legislature alle spalle e ora membro della commissione Attalì nella Francia di Sarkozy, che oggi durante la riunione del coordinamento, secondo indiscrezioni, si sarebbe lamentato perché”in queste liste non ci sono le competenze per fare un serio lavoro parlamentare”.
Lumia: “Per la politica l’antimafia non è un problema”. In Sicilia le polemiche più feroci. Giuseppe Lumia, infatti, numero 2 dell’Antimafia, con tre legislature all’attivo, non ha avuto la deroga ed è rimasto fuori. Lumia, tra l’altro, è stato nel mirino delle cosche come risulta dagli atti di alcune inchieste della magistratura. “Si dimostra che per la politica la mafia non è un problema. La mia preoccupazione è per la Sicilia che si trova davanti a scelte non chiare e discutibili” taglia corto il vicepresidente della Commissione Antimafia. Nei collegi siciliani hanno invece trovato Vlamidiro Crisafulli e Nuccio Cusumano, l’ex Udeur che la sera del 24 gennaio al Senato si ribellò a Mastella, votò la fiducia a Prodi e si prese sputi e offese.
Il caso Ceccanti. C’è rimasto malissimo il ghost writer delle riforme per il loft, il costituzionalista Stefano Ceccanti che dal 2006, dal meeting fondativo del Pd a Orvieto, ha scritto e riscritto lo schema delle riforme elettorali e costituzionali. Dato per cento tra i candidati, oggi invece è rimasto improvvisamente fuori. La telefonata è arrivata a fine mattinata da Tonini, braccio destro di Veltroni e uno degli otto al tavolo delle liste: “Stefano è fuori”. Si prova a dire che in realtà, essendo il professore pisano di origine, doveva essere un nome “gestito” dal Pd locale. Ma il segretario toscano Manciulli in serata dice: “Non ci risulta, a noi nessuno ha detto di inserire il professor Ceccanti in lista”.
La pattuglia dei portavoce. Piccola curiosità che non è sfuggita ai maligni. Sono almeno tre i portavoce nelle liste e tutti sicuri di essere eletti: Silvio Sircana, portavoce di Romano Prodi, Alessandra Zampa, capo ufficio stampa di palazzo Chigi e Piero Martino, portavoce di Dario Franceschini.
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