di Redazione
Laici e cattolici dovranno convivere naturalmente nel Pd. Basta con letture «caricaturali» e magari anacronistiche sull’eterno confronto tra credenti e non, la mission del Pd è «costuire ponti e superare steccati». È l’unità del partito la chiave con cui Walter Veltroni va alla prova dei cattolici del Pd.
Il segretario convince, popolari e teodem sono soddisfatti – anche per le due candidature annunciate -, ma è proprio in quest’area del partito che restano i distinguo, evidenti oggi nell’assenza di Rosy Bindi. Il segretario ascolta gli interventi di Andrea Riccardi, Franco Garelli, Guido Formigoni, e don Carlo Nanni. Elementi che saranno «di buona compagnia» nel viaggio elettorale, e sui quali riflettere. Formigoni, docente dello Iulm di Milano, invita il Pd ad evitare un approccio «correntizio» e promuovere, invece, un «confronto tra le componenti».
Per Garelli, sociologo e Preside di Scienze politiche a Torino, tra laici e cattolici occorre trovare «punti di incontro, riconoscendo l’apporto di ognuno, pur nella chiarezza». Ma c’è soprattutto la strada indicata da Riccardi, fondatore di S. Egidio, candidato possibile che oggi però ha sostanzialmente declinato, scegliendo di «restare», pur da amico e interlocutore, sul terreno dei suggerimenti al Pd. Un partito, dice Riccardi, che dovrà contribuire a scrivere «una storia comune» dell’Italia sulla base di una «sintesi nuova» e con «politiche lungimiranti».
Veltroni raccoglie, e rilancia. Con un intervento che accontenta i cattolici non solo, o non tanto, per l’annuncio di due candidature che pure tutti, teodem in testa, considerano «ottime», quelle del professor Mauro Ceruti e di Andrea Sarubbi, conduttore su Radio vaticana. Ma sottolineando che il Pd non sarà, come il Pdl annunciato da Berlusconi «anarchico» nel senso di «indifferente» sui temi etici. E che se ospita i radicali, è perchè questi accettano una cultura di «dialogo e mediazione», che supera quella «identitaria». E che insieme, laici e cattolici, troveranno una «sintesi virtuosa», basata sul fatto che sui grandi temi «le domande non sono diverse».
Un discorso che indica una «strada giusta» e che per questo convince i popolari. Perché, spiega Marini, «non si costruisce una posizione politica sulla fede». Ma anche gli “agguerriti” teo-dem, già ieri rassicurati da Veltroni, sono soddisfatti. Il suo è stato un discorso «molto buono» per Paola Binetti, che ne aspetta un’applicazione, magari sulle posizioni nelle liste, ma coglie comunque elemento importante: «La sala oggi era piena. E questo è un segnale importante». Perché alla convention non c’erano solo i big come Fioroni, Franceschini, Soro (popolari) o Bobba, Binetti e Carra (teo-dem). Ad ascoltare i relatori del mondo cattolico, e poi Veltroni, c’erano anche Pierluigi Bersani ed Enrico Letta. Unica grande assente, Rosy Bindi, convinta che la convention sapesse molto di corrente. «Avrà avuto da fare..», commenta Franco Marini, mentre Dario Franceschini è più netto: «Non è venuta perché non parlava», ma «abbiamo deciso che nessun politico parlava. E mi pare che lei sia un politico».
Fonte: Siciliainformazioni.com
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