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13/11/2013 21:40

Peppe Calabrese, il Falcao del Pd ragusano

Politica carioca

di Redazione

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Ragusa – Si vedeva lontano un miglio che erano scesi in campo senza punte e che con quella formazione non avrebbero potuto goleare granché bene.

Alla squadra mancava pure il fuoriclasse, quello che avrebbe fatto la differenza. Così il mister ha preteso, sin dall’inizio della partita, una marcatura a uomo sfiancante e il sempre eterno catenaccio a centrocampo: tutti saldati in difesa e tentare di vincere la partita della segreteria provinciale, caso mai, di rimessa.

E di rimessa hanno vinto.

Un banale e quasi scontato contropiede, l’arbitro e il guardalinee che non si accorgono del netto fuori gioco, tiro, gol.

Il ballottaggio per la segreteria provinciale del partito Democratico proprio come una finale di calcio, disputata sì in campo neutro ma piena di falli e scorrettezze sin dal fischio d’inizio e con un codazzo di polemiche sull’arbitraggio che, a una settimana o poco più dal voto, non accennano a esaurirsi.

 

Alla fine s’è dovuto coalizzare più di mezzo PD provinciale per mandarlo a casa.

 

Da Zago a Digiacomo, con tutti i democratici di Vittoria e con quelli di Comiso e di mezza Scicli messi assieme. In panchina, senza alcuna pretesa, le riserve del secondo e terzo circolo ragusano. Poca roba, per i numeri che portavano in dote, ma provvidenziali per la vittoria finale.

 

Tutti verso uno? Tutti contro l’imbattibile?

 

Dalla squadra che ha messo in campo la santa alleanza –ipparina, ragusana di seconda e terza bottega e pure sciclitana e chi ne aveva più ne poneva -del PD per venirgli addosso, a mo’ di fiume in piena, sembrerebbe proprio così.

 

Accidenti che forza Peppe Calabrese!

Un cataclisma a ciel sereno la sua candidatura al PD provinciale.

 

Una gatta con le Hogan e difficile da pelare per la confraternita dei democratici ragusani.

 

Guarda tu che ha combinato Calabrese. Complimenti, sinceri.

 

Diciamo ciò non per simpatia calcolata nei confronti dell’ex capogruppo del Pd in consiglio comunale a Ragusa, e nemmeno per offrirgli, a duello concluso, l’onore delle armi.

Avremmo rinnegato, così facendo e nel nostro piccolo, il passato editoriale di Ragusanews fatto di commenti obiettivi, ma anche no, e saremmo pure colati a picco tra i fondali dell’ovvietà giornalistica.

Però una sgonfiatina alla vittoria di Denaro a segretario provinciale del partito democratico la vogliamo dare.

Coi numeri che hanno messo in gioco le due squadre, ci mancherebbe.

Se il circolo Pippo Tumino, quello di Calabrese, nella campagna tesseramento 2013 passa da 800 a 1.133 nuovi e registrati adepti democratici, in linea con le percentuali stimate dalla segreteria nazionale del partito che si attestavano intorno a un più 40% rispetto al 2012, e Comiso, invece, riesce ad immatricolare nel 2013 ben 1.050 piddini contro i 250 del 2012, il 400% circa in più, il problema dell’obesità “in matricolando” per i circoli democratici che vanno a congresso in provincia, si pone, ed è pure serio. Non credete?

 

Che numeri, ragazzi!

 

Per non parlare del secondo circolo di Gianni Battaglia che partiva da 44 rinnovi del 2012 provenienti dal circolo Pippo Tumino, quello governato da Calabrese per intenderci, per giungere a 350 tessere nel 2013, ovvero il 900% in più.

 

Caspiterina!

 

E il renziano D’asta? Altre 300 tessere in più nel 2013 rispetto ai 65 rinnovi. Qui, coi rottamatori, siamo a un best ever, più 500%!

 

Wow! in inglese; si legge Uàu in italiano.

 

Non fiatiamo sul grasso tesseramento e dell’ultima ora per i circoli di Scicli e di qualche altro paesuccio della provincia.

 

Ma vogliamo disquisire sulle registrazioni al partito a tempo scaduto o delle operazioni di voto in alcune sedi della provincia e  del capoluogo iniziate al canto del gallo e finite al buio con la luna a tre quarti?

 

Oppure desideriamo sviluppare il dibattito sugli incrementi dei tesseramenti last minute e a doppio zero percentuale e aggiungere qualcosina, tanto per animare la discussione, sul prelievo tattico dei delegati -sottratti al public enemy del partito democratico in provincia di Ragusa in favore degli altri due circoli- un giorno prima del ballottaggio?

 

Calabrese avrà mille difetti, senza ombra di dubbio, sarà pure narciso e insolente, non si discute manco su questo, ma la sua corsa al titolo è stata leale, così pare, non ci pare gonfia di eccezioni alla regola e pompose singolarità.

 

C’è qualcosa che non quadra, però, sulla sua sconfitta al ballottaggio, regolamento alla mano e contabilmente parlando.

 

Storie d’amore e di coltelli, scontri senza quartiere tra lobbies e potentati. Scaramucce di condominio. Beghe di cortile e di partito. Nulla di nuovo nella nostra Ragusa, si potrebbe anche obiettare; un po’ la foto ricopiata di quel che è accaduto in altre arene democratiche, sparse in mezza Italia, in virtù dei rinnovi tesseramenti e corsa alle segreterie comunali e provinciali per il governo del Partito, Democratico di nome ma ad oggi ci mancano i fatti, al centro e in periferia.

 

Forse Peppe Calabrese era troppo scomodo per i soprintendenti del PD ibleo. Vai a capire il perché. Fatti loro.

 

Fatto sta che il fuoriclasse era da mandare a casa.

 

Con gli avversari tutti a difendere la propria porta, fare gol e vincere la partita del ballottaggio, puntando tutto sul bel gioco sarebbe stato politicamente impossibile. Anche per un campione d’incassi ai botteghini elettorali come Peppe Calabrese.

 

E così è stato. Proprio come accadde al Brasile di mister Santana nel mondiale dell’82; il Brasile di Zico e Falcao, eliminato da Enzo Bearzot, maestro del lancio lungo e del gioco di rimessa, professore del catenaccio all’italiana. Con difesa a quattro e il libero davanti al portiere.