Cultura
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27/02/2011 22:55

Peppe Savà. Tre giorni a Venezia

“Il Doge ha cambiato di casa” canta Guccini

di Giuseppe Savà

Peppe Savà a Rialto
Peppe Savà a Rialto

  

Venezia val bene una messa.

Ho incontrato il Cancelliere di Giovanni XXIII, il Cancelliere di Roncalli ai tempi in cui questi era (solo) il Patriarca pro tempore. Ha 90 anni, mi ha portato nei sotterranei di San Marco, nella basilica inferiore, dove i Patriarchi sono seppelliti.

“Il Doge ha cambiato di casa” canta Guccini: Venezia mi si era presentata, in passato, come città triste, decadente, un grande cadavere su cui i giapponesi, come formichine, brulicano in cerca dell’ultimo scatto, prima che la città affondi.

Ospite di Sandro e di Livio, “i nuovi sciclitani”, quelli che lasciando la laguna per numerosi periodi dell’anno, vengono a prendere ristoro nel buen retiro di Scicli, ho scoperto la Venezia più intima e autentica.

Qui, dove “ciao” ha ancora il sapore della sua etimo “sciavo”, “vostro schiavo e servitore”, qui, dove gli ebrei per la prima volta furono reclusi tutti nel quartiere della fonderia dei cannoni, un isolotto conosciuto per il suo “getto” di metallo caldo: il “ghetto”, degli ebrei.

Furbi i veneziani. Ai tempi in cui il turismo religioso era fonte di ricchezza e reddito, in anticipo su Padre Pio, rubarono un piede a Santa Caterina da Siena, e lo esposero qui, come “attrattore turistico”.

5 mila euro a metro quadro. Tanto paghereste per una casetta, che non sia a pianterreno ovviamente, dove l’acqua alta attenterebbe alle vostre terga.

300 mila euro per 60 metri. A Scicli con 300 mila euro i monopolisti del calcestruzzo ve ne vendono di certo una più grande. E poi piazza San Marco è Patrimonio dell’Umanità, come via Mormina Penna…

Coccolato dalla commovente ospitalità di Sandro, e di Livio, visito la mostra del maestro Lino Tagliapietra, maestro di Murano, autore di invenzioni uniche: il vetro portato alle sue estreme conseguenze, sino al limite della sua stessa essenza materica.

L’Istituto Veneto di Scienze Lettere e Arti, fondato da Napoleone, ha organizzato la personale con l’amorevole cura di chi custodisce l’identità della città, dei suoi uomini più rappresentativi, contro la banalizzazione mediatica che riduce tutto a Luna Park, a una Disney luccicante e colorata.

Non è ancora Carnevale, quando a Rialto acquisto una maschera. La indosso, certo di non incontrare nessuno che mi conosca.

E in effetti incontro delle sessantenni svizzere che mi apostrofano:“Take a picture, take a picture”.

“Vogliono una foto”, penso.

“No, with you”.

Con me in mezzo, queste la vogliono la foto!

Mi chiedono se appartenga a un’antica famiglia veneziana.

“Di Rialto di sotto”, rispondo.

Appena il tempo di salutare e un nugolo di giapponesine attendono in fila che mi liberi per posare con me.

“How much?”, mi chiede la più carina.

“Quanto costa?”.