di Redazione
Per il porto di Donnalucata la decisione definitiva sulla messa in sicurezza o meno sarà presa in settembre. Il finanziamento di oltre quattro milioni di euro stanziato nel 2001 dall’allora assessore alla Presidenza della Regione, Giuseppe Drago, è seriamente a rischio da quando alcuni ambientalisti e notabili donnalucatesi sono intervenuti direttamente presso il capo della Protezione Civile, Guide Bertolaso. Quest’ultimo è intervenuto con una lettera ufficiale indirizzata a tutti gli enti competenti per ricordare come i fondi della legge di Santa Lucia non possono essere usati per finanziare porti turistici o comunque finalizzati al turismo da diporto. E che il progetto deve mirare alla messa in sicurezza della struttura esistente. L’ultimo tentativo, per evitare di perdere il finanziamento sarà compiuto in settembre, quando si terrà la conferenza di servizio definitiva. O dentro o fuori. Da più parti si sostiene che la nuova rimodulazione dei fondi servirà a finanziare la messa in sicurezza della chiesa di San Bartolomeo, per la quale, in ogni caso, non occorrerebbero certo quattro milioni di euro, ma molto meno. Quasi che Scicli possa recuperare a monte, con il restauro del tetto della chiesa di San Bartolomeo appunto, ciò che perderebbe a valle, con la distrazione dei fondi del porticciolo di Donnalucata. Intanto, dopo la denuncia dei pescatori, per il tramite dell’avvocato Bartolo Iacono, in ordine alle responsabilità di quanti, enti e istituzioni, non sono intervenuti per il dragaggio della diga foranea, non è cambiato ancora nulla. Una presenza eccessiva di arsenico nelle sabbie che da mesi stazionano nella diga rendono necessarie nuove analisi nel tratto di mare prospiciente il porto, per verificare se la presenza della sostanza tossica, dovuta alla putrefazione delle alghe, ha superato i livelli di guardia e se è uniformemente riscontrabile nei dintorni. Alcune analisi condotte al porto di Donnalucata hanno dimostrato infatti come la forte puzza e l’odore nauseabondo che soprattutto, all’alba, quando l’aria è ferma, rende inavvicinabile l’immondezzaio rappresentato dallo scalo di alaggio, è dovuta a presenza di arsenico. E’ da novembre che la diga foranea si è insabbiata e inalgata. E’ diventata una sorta di ritrovo per topi, alcuni dei quali trovati morti, forse avvelenati dall’elevata presenza di arsenico riscontrata nella sabbia, diventata un cocktail esplosivo. Non ci sono rischi per le persone (bisognerebbe mangiare sabbia per avere delle conseguenze sulla salute delle persone), ma ci sono momenti della giornata in cui l’aria al porticciolo è irrespirabile.
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