Attualità
|
07/07/2026 00:42

Perché i voli non vengono dirottati su Comiso quando chiude Fontanarossa? La risposta è più complessa di quanto sembri

"Ma perché non fanno atterrare tutti gli aerei a Comiso?"

di Gabriele Giannone

Meteo: Comiso 32°C Meteo per Ragusa

Comiso – Perché i voli non vengono dirottati su Comiso quando chiude Fontanarossa? La risposta è più complessa di quanto sembri
È la domanda che si ripete ogni volta che l’Etna torna a farsi sentire e l’aeroporto di Catania Fontanarossa è costretto a limitare o sospendere l’attività.
“Ma perché non fanno atterrare tutti gli aerei a Comiso?”
Una domanda legittima. Del resto Comiso dista poco più di cento chilometri da Catania, dispone di una pista lunga oltre 2.500 metri ed è un aeroporto internazionale perfettamente certificato per il traffico commerciale.
Eppure, nella maggior parte dei casi, solo una parte dei voli viene dirottata sul “Pio La Torre”. Molti finiscono invece a Palermo, Lamezia Terme, Malta o vengono addirittura cancellati.
Per capire il motivo bisogna entrare dietro le quinte dell’aviazione civile.
Quando un volo viene dirottato, la compagnia aerea deve essere certa di poter continuare le operazioni: sbarcare i passeggeri, rifornire l’aeromobile, gestire i bagagli, riprogrammare il volo e, soprattutto, essere in grado di far ripartire l’aereo in sicurezza.
Ed è qui che entra in gioco un fattore decisivo.
Il problema si chiama “maintenance”.
Molte compagnie che operano su Catania non hanno una base operativa a Comiso.
Significa che nello scalo casmeneo spesso non dispongono di propri meccanici certificati, magazzini ricambi, attrezzature specialistiche e personale tecnico in grado di intervenire immediatamente sull’aeromobile.
Può sembrare un dettaglio.
Non lo è.
Se un aereo, dopo l’atterraggio, dovesse manifestare anche una piccola anomalia tecnica, la compagnia potrebbe non avere sul posto personale autorizzato a effettuare l’intervento.
Bisognerebbe far arrivare tecnici da un altro aeroporto, con inevitabili ritardi e il rischio di bloccare l’aeromobile per ore.
Per una compagnia aerea questo significa compromettere non un solo volo, ma l’intera programmazione della giornata.
C’è poi un altro elemento poco conosciuto.
Ogni volo decolla con uno o più aeroporti alternativi già indicati nel piano di volo.
La scelta non avviene all’ultimo momento.
Vengono valutati meteo, carburante disponibile, capacità dello scalo, assistenza tecnica, servizi di handling e organizzazione della compagnia.
Se il piano operativo individua Palermo o Lamezia come soluzione più efficiente, difficilmente il comandante potrà scegliere autonomamente Comiso.
Comiso può essere perfettamente idoneo dal punto di vista aeronautico.
Il problema è che le compagnie ragionano in termini industriali.
Dove hanno gli equipaggi? Dove hanno i manutentori? Dove possono assistere centinaia di passeggeri? Dove riescono a rimettere rapidamente in linea l’aereo?
Sono queste le domande che determinano la scelta.
Ogni emergenza dell’Etna riapre inevitabilmente il dibattito sul ruolo di Comiso.
Per anni è stato definito l’aeroporto complementare di Fontanarossa.
Ma essere un aeroporto complementare non significa soltanto avere una pista pronta ad accogliere un Boeing o un Airbus.
Significa poter offrire alle compagnie aeree tutto ciò che serve per continuare l’operazione: assistenza tecnica, basi manutentive, personale specializzato, handling, piazzole disponibili e servizi aeroportuali dimensionati per gestire un improvviso aumento del traffico.
Occorre convincere i vettori a costruire nello scalo ibleo una presenza stabile, con personale, manutenzione e servizi.
Solo allora, quando l’Etna fermerà Catania, la domanda “Perché non Comiso?” potrà avere una risposta diversa.
Le compagnie aeree non scelgono l’aeroporto più vicino, ma quello che consente loro di ripartire nel minor tempo possibile e con il minor rischio operativo.