Un pilota svela il motivo segreto
di Redazione
Tutti coloro che hanno preso un aereo almeno una volta nella vita conoscono la routine: l’equipaggio di cabina passa tra i sedili prima del decollo e dell’atterraggio per verificare che lo schienale sia dritto, il tavolino sia chiuso e, soprattutto, che la tendina del finestrino sia completamente alzata. Se per le prime due richieste la logica appare intuitiva, lo schienale dritto garantisce la massima protezione da impatto e impedisce di scivolare sotto la cintura, riducendo i rischi nelle fasi statisticamente più pericolose del volo, l’obbligo dei finestrini aperti lascia spesso i passeggeri con un punto di domanda.
A fare chiarezza su questa rigida regola della sicurezza aerea è intervenuto il pilota e YouTuber “Captain Joe”, che insieme agli esperti del settore della BAA Training ha spiegato come questo piccolo gesto possa fare un’enorme differenza in caso di evacuazione d’emergenza.
La regola della luce (o come abituare gli occhi al mondo esterno)
Il primo motivo è strettamente legato a un’altra procedura standard dei voli: lo spegnimento o l’attenuazione delle luci in cabina durante le manovre a terra. Non si tratta di una scelta di cortesia per favorire il riposo, ma di una precisa strategia medica e visiva.
Come spiega Captain Joe, le luci vengono regolate per fare in modo che la vista dei passeggeri si adatti rapidamente alla luminosità esterna, sia essa la luce del giorno o il buio della notte.
«Se le luci della cabina fossero al massimo della luminosità, in caso di emergenza vi ritrovereste a saltare sullo scivolo di evacuazione piombando nell’oscurità più totale, poiché i vostri occhi farebbero fatica a gestire il repentino cambiamento» ha rivelato il pilota.
Mantenere la tendina alzata permette alla luce naturale di penetrare, azzerando lo scarto visivo. Gli esperti di BAA Training confermano che se accade un imprevisto durante il decollo o l’atterraggio, avere gli occhi già abituati alla luce esterna permette alle persone di reagire e muoversi molto più rapidamente, guadagnando secondi preziosi per salvarsi.
Gli occhi dell’equipaggio verso l’esterno (e il segreto dei triangoli neri)
Il secondo motivo, altrettanto cruciale, riguarda ciò che il personale di bordo e i passeggeri stessi possono vedere guardando fuori dal velivolo. I finestrini, in sostanza, si trasformano in veri sensori visivi d’emergenza.
In caso di guasto tecnico, fumo o fiamme ai motori o alle ali, l’equipaggio ha la necessità di accorgersene all’istante guardando fuori da quelle piccole fessure ovali. Inoltre, se si rendesse necessaria un’evacuazione immediata, sia lo staff che i passeggeri devono essere in grado di guardare fuori per capire all’istante quale lato dell’aeromobile sia il più sicuro per aprire i portelloni e attivare gli scivoli, evitando ad esempio uscite posizionate vicino a un incendio.
A questo proposito, esiste un piccolo segreto legato ai finestrini che pochi viaggiatori notano: la presenza di piccoli triangoli neri adesivi sulla parete della cabina, posizionati sopra un paio di sedili. Quei simboli indicano al personale di bordo l’esatto punto della cabina che offre la visuale più pulita, diretta e geometricamente perfetta sulle ali dell’aereo. Un posto così strategico per l’ispezione visiva dei motori che, nel gergo aeronautico, viene talvolta chiamato ironicamente lo “Shatner seat”, in onore a William Shatner e in riferimento all’episodio del 1963 di “The Twilight Zone” denominato “Nightmare at 20.000 feet” (Incubo a 20mila piedi).
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