Attualità
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22/03/2011 18:47

Perchè Napolitano prepara la sua successione con Giuliano Amato

L’esame di "Diritto Costituzionale Progredito"

di Giuseppe Savà

Giuliano Amato
Giuliano Amato

Uno dei temi politici più scottanti in prospettiva da qui a un paio d’anni è la successione al trono nel Colle più alto di Roma.

Fini, Casini e il centrosinistra vogliono scongiurare che sia Berlusconi il successore di Giorgio Napolitano, e tramano, ognuno per proprio conto, con un auspicio non difficile da intuire.

Accarazzata già da Massimo d’Alema, che abdicò in favore di Re Giorgio nel 2006, l’idea di varcare il soglio del palazzo dei Papi e e dei Re, il cui inquilino, secondo la tradizione, per esserne degno, non deve aver mai trovato il tempo di visitarne tutte le stanze, piace sia a Gianfranco che a Pier Ferdinando.

Ma sono tutti, ahimè troppo giovani.

E la scalata alla Presidenza della Repubblica non si fa solo per ascesa diretta (Scalfaro e Pertini, in epoca recente, in un colpo passarono dalla Presidenza della Camera a quella della Repubblica), ma si può fare anche, e con maggior successo, dalle retrovie.

 

C’è un uomo il cui passato è il distillato in purezza del valore dell’equidistanza: presidente del consiglio del governo di centrosinistra nel 2000-2001, sottosegretario alla presidenza di Bettino Craxi, Giuliano Amato è l’Etabeta, il mostro tutto testa e dal corpo mingherlino in grado di mettere d’accordo l’arco costituzionale.

Non ha truppe, non ha voti, non ha nessuna dote da portare, se non la propria autorevolezza.

 

Carlo Azeglio Ciampi preparò l’ascesa del suo erede con intelligenza. Nella distrazione generale lo nominò Senatore a Vita. In pochi colsero il segnale.

Era un’investitura.

E mentre Massimo d’Alema entrava Papa in Conclave, il cardinale Giorgio veniva chiamato al soglio di Einaudi.

 

Uomo di garanzia per Berlusconi, dati i trascorsi craxofoni, Premier del centrosinistra, Giuliano Amato unisce l’Italia con la sua storia personale: nativo di Torino, ha vissuto a Lucca, famiglia paterna di origine siciliana. Il nonno era di Agrigento.

E non è un caso che Giorgio Napolitano lo abbia messo lì, in cima al comitato per le celebrazioni dell’Unità d’Italia.

 

Circa la sua capacità di interpretare la Costituzione in maniera ortodossa quanto moderna, val la pena ricordare che nella vita è Costituzionalista e docente di Tecnica Legislativa.

 

Preferisco gli studenti lavoratori -ci diceva all’Università al corso di Costituzionale Progredito, materia che già nel nome conteneva un programma di settennato-. E per questo mi piace fare lezione di sera.

 

 

Era il 1993, faceva il Presidente del Consiglio, e a lezione, blindato dalla scorta, ci raccontò di una singolar tenzone nell’aula di Montecitorio, di quella mattina.

Ho detto in aula che dopo questa esperienza mi ritiro a vita privata.

E l’opposizione, a sfottermi, si è alzata in piedi applaudendomi.

 

Mi sono fermato un attimo, li ho gelati: Onorevoli colleghi, il piacere è mio”.

 

Ma il giorno più bello di quelli trascorsi ad ascoltarlo, fu quello degli esami. A una mia collega, bella quanto timida, chiese con quella voce stridula da dottor Sottile:

Signorina,

come conciliare la sua libertà personale di fare l’amore in macchina col suo ragazzo, e la libertà personale degli astanti o dei passanti di non assistere a questo truce spettacolo?”

 

La mia collega balbettò.

 

E lui: “Signorina, basta aspettare che si appannino i vetri”.

Scoppiammo a ridere e affrontammo l’esame con serenità.

 

In bocca al lupo, professore.