di Redazione
PALERMO, 28 AGO Una ricostruzione agghiacciante.
Dalla scatola nera (Voyage Data Record VDR) della
“Vulcanello”, la petroliera che potrebbe essere coinvolta nella
collisione con la Nuova Iside, l’imbarcazione della marineria di
Terrasini, città costiera alle porte di Palermo naufragata la
sera del 12 maggio tra San Vito Lo Capo e Ustica vengono fuori
i momenti salienti di una possibile collisione. Quella maledetta
sera, a bordo del peschereccio c’erano Matteo Lo Iacono
(deceduto), il figlio Vito (disperso) e il cugino Giuseppe
(deceduto). Da quanto emerge dal VDR, sono da poco passate le
23 del 12 maggio, per l’esattezza alle 23.02’27”, quando si
sente il primo “rumore netto”, così lo descrivono gli inquirenti
che hanno minuziosamente ascoltato ogni solco della scatola nera
impiantata nella petroliera e poi relazionato la Procura di
Palermo, titolare dell’inchiesta, coordinata dal procuratore
aggiunto Ennio Petrigni e dal sostituto Vincenzo Amico. Alle
23.03′.04” un secondo rumore, che cresce di intensità; ed è più
forte pochi secondi dopo, alle 23.03′.31”. Tutto si svolge in
una manciata di secondi, poi il silenzio. Per gli inquirenti
sono rumori “potenzialmente idonei ad essere prodotti dal
contatto ripetuto di un oggetto di grandi dimensioni con l’opera
morta della nave ‘Vulcanello'”.
“Dai documenti dell’indagine emerge un quadro indiziario
agghiacciante afferma Aldo Ruffino, legale della famiglia Lo
Iacono Chiediamo che venga fatta piena giustizia e che la
Nuova Iside diventi il simbolo per una riorganizzazione che
metta in primo piano la sicurezza di tutti i marittimi d’Italia,
in un mare, ad oggi, senza regole”. (ANSA).
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