Economia
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20/05/2013 13:51

Petrolio, posti di lavoro a rischio, liti sulle royalties, luci e ombre

Approvvigionamento a rischio: in bilico 2.500 posti di lavoro

di Redazione

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Petrolio a Ragusa, lavoro a rischio
Petrolio a Ragusa, lavoro a rischio

Ragusa – In Sicilia quello legato al petrolio è un fronte estremamente «caldo» e attuale, in particolare per quel che riguarda la questione occupazionale. Alla raffineria di Gela, ad esempio, si sta per completare il rientro dei 400 dipendenti da un anno in cassa integrazione; stanno al contempo per essere avviate le due linee di produzione fermate per 12 mesi ma i sindacati confederali esprimono forti preoccupazioni perché presto potrebbe venire a mancare la materia prima, il petrolio. Per mantenere in marcia lo stabilimento, infatti, non bastano i giacimenti locali, occorrono grandi quantità di greggio, che nella cittadina del Nisseno arrivano con le super petroliere che attraccano al campo-boe, ovvero a oltre sei chilometri dalla costa. Ma questi ormeggi non sono al momento disponibili per il protrarsi delle difficoltà operative riguardanti il servizio obbligatorio dei rimorchiatori d’altura al porto-isola. Un incarico straordinario sta tamponando la situazione, ma solo per il traino di navi leggere: in soldoni, sono a rischio 2.500 posti di lavoro (indotto compreso) e i sindacati lanciano l’allarme: «C’è il rischio di un disordine sociale che comprometta l’ordine pubblico. Le istituzioni interessate intervengano per evitare che la precarietà del sistema porti al blocco degli impianti» appena dopo il loro riavvio. L’altro nodo è quello legato alle royalties. Nella notte tra il 30 aprile e il 1 maggio l’Assemblea regionale ha dato il via libera, nell’ambito della Finanziaria e su emendamento del Movimento 5 Stelle, al raddoppio delle aliquote di prodotto e all’eliminazione delle cosiddette franchigie. Il provvedimento, particolarmente avversato da Confindustria Sicilia e dai sindacati di categoria, è stato però bocciato, assieme ad altri, pochi giorni dopo dal Commissario di Stato, Carmelo Aronica. «Viene contestata da parte del Commissario dello Stato la retroattività della norma e soprattutto la non quantificazione del gettito fiscale, numeri poco confortati da elementi contabili precisi e reali», dice Giuseppe Scarpata, segretario generale della Uilcem di Ragusa, secondo cui «il raddoppio delle royalties portava infatti il carico fiscale del settore in Sicilia ad oltre il 90% dell’imponibile, con esposizione tributaria fin oltre il 140%, valori assolutamente fuori ordine e paradossali rispetto alla media delle diverse imposizioni fiscali vigenti in Italia. Per giunta retroattivi. Tutto ciò, con l’eliminazione della franchigia, aveva messo a serio rischio i progetti esistenti e gli investimenti nel settore petrolifero siciliano, con uno stop alle produzioni, già annunciato dalle maggiori imprese che operano nell’Isola, e la conseguente deriva occupazionale». Conti alla mano: circa 2 mila posti di lavoro in fumo «e un gettito fiscale di 200 milionidi euro che la Sicilia — sottolinea Scarpata — avrebbe potuto perdere solo per la mancata produzione di petrolio e gas. Registriamo, tuttavia, una mancata presa di coscienza della problematica da parte della deputazione siciliana tutta, e in particolare quella territoriale». In questo contesto di tensioni c’è chi sull’Isola ha deciso di investire: si tratta della società petrolifera russa Lukoil, il cui presidente, il magnate Vagit Alekperov, mette sul piatto un miliardo e ottocento milioni nell’area petrolchimica di Siracusa, con contestuale addio definitivo della Erg dalla raffineria Isab di Priolo Gargallo che, attualmente, ne possiede ancora il 20%. Se per il segretario provinciale del-I’Ugl Siracusa, Antonio Galioto, «è una buona notizia che una società affermata a livello internazionale come Lukoil decida di investire per il rilancio della raffineria Isab di Priolo, completando entro l’anno il processo di acquisizione della proprietà», si alza anche qualche va ce contraria. Premettendo che «ogni investimento straniero in Sicilia va salutato con favore se costituisce occasione di crescita e di sviluppo compatibile e di nuova occupazione stabile», Nello Musumeci chiede al Governo «notizie certe su che tipo di garanzie la Lukoil avrebbe richiesto al presidente Crocetta in merito ai permessi necessari per l’implementazione degli impianti, quali agevolazioni burocratiche sono state assicurate e quali controlli la Regione intende attuare, considerata la peculiarità dei luoghi». In un’interrogazione il parlamentare regionale chiede di conoscere «se la società si farà carico dei costi di bonifica relativi ai territori inquinati e agli impianti dismessi (cosa non fatta fin qui, nonostante fosse azionista di maggioranza) e quali e quanti nuovi impianti prevede di costruire, in quali aree e quali ammodernamenti». Non va trascurata, infine, la querelle tra Edison e Provincia regionale di Siracusa in merito alla Vega B, la piattaforma che dovrebbe essere installata al largo di Pozzallo e che è ancora in attesa della Via (Valutazione d’impatto ambientale) fornita dal ministero dell’Ambiente. La Provincia boccia il progetto facendo appello al decreto Prestigiacomo, che vieta attività di prospezioni, ricerca e coltivazione di idrocarburi a una distanza inferiore di 19 chilometri dal perimetro delle aree marine a qualsiasi titolo considerate protette; dal canto suo Edison considera la realizzazione della nuova piattaforma (posta qualche centinaio di metri oltre il limite consentito) parte di un procedimento concessorio antecedente al decreto Prestigiacomo. Gravitante sul petrolio