di Redazione
Dopo un incontro avuto nei primi giorni del mese di Maggio con l’assessore ai Servizi Sociali del comune di Scicli, Mario La Rocca, che aveva assicurato la continuità lavorativa alla Cooperativa Concordia per il progetto ” Strada Facendo”, da parte dell’amministrazione è stato fatto un passo indietro a causa dei tagli finanziari nel bilancio che il settore Servizi Sociali sta subendo.
La Cooperativa Concordia ha gestito dal 1994 centri di aggregazione e socializzazione per minori di età compresa tra gli 8 e i 15 anni.
Questi centri hanno avuto l’obiettivo di arginare il fenomeno della devianza minorile attraverso la presenza costante di operatori che li hanno affiancati nella loro crescita.
Il primo nostro centro è sorto nel quartiere di Jungi dove inizialmente è stata fatta sia una mappatura dettagliata che un’indagine conoscitiva di tutto il quartiere per la conoscenza del territorio. Sono state poi coinvolte in un lavoro di rete e sinergico tutte le risorse presenti sul territorio: in primo luogo le famiglie in difficoltà e non e a
seguire, le scuole, la parrocchia e le altre agenzie educative.
Ben presto siamo diventati un punto di riferimento per le famiglie, con le quali si è instaurato un solido rapporto di fiducia e di stima mediante la partecipazione attiva, da parte nostra alla vita sociale del quartiere.
Dopo il primo anno la nostra sede è stata trasferita presso il centro sociale di Jungi dove si è consolidato anche il rapporto con gli anziani del quartiere mediante iniziative e attività comuni, come scambio di esperienze generazionali.
Con il finanziamento regionale della legge 285/97,la realtà del nostro centro di incontro per giovani è stata riprodotta nel quartiere di San Bartolomeo e nelle borgate di Donnalucata e Cava D’aliga.
In questo nuovo progetto hanno lavorato dieci operatori, divisi in due gruppi, per cinque anni, coinvolgendo in innumerevoli attività ricreative, sportive, laboratori e sostegno scolastico, tantissimi ragazzi di quattro realtà che, se pur simili diverse tra loro.
Si è continuato il lavoro di rete con le scuole, in modo particolare con le equipe socio-psico- pedagogiche per attuare progetti individualizzati nei quali sono state coinvolte anche le famiglie, come primaria agenzia educativa del ragazzo.
Allo scadere del finanziamento della legge regionale 285/97, in quanto non è più in vigore, il Comune di Scicli ha ridimensionato la sussistenza di questi quattro centri, garantendo l’apertura solo del centro di San Bartolomeo.
Le figure professionali, precedentemente coinvolte, sono state ridotte a tre operatori e un ausiliare ( 1 assistente sociale, 1 animatore socio-culturale, 1 animatore sportivo).
Da circa due anni il centro sopravvive con un rinnovo semestrale ( 72 ore mensili) da parte del comune di Scicli.
Il centro di San Bartolomeo è frequentato da circa trenta ragazzi del quartiere.San Bartolomeo è un quartiere “chiuso”dove i ragazzi,a parte lo spazio antistante la chiesa, non hanno niente.Il centro è l’unica realtà esistente e punto di riferimento
anche per alcuni ragazzi del quartiere di San Giuseppe e Santa Maria La Nova perché è stato sempre nostro obiettivo l’integrazione e la socializzazione con ragazzi di quartieri diversi.La nostra cooperativa ha, infatti, gestito per un anno il progetto ” Cento Strade” mirato all’integrazione di bambini e famiglie extracomunitari.
Proprio perché San Bartolomeo è un quartiere “chiuso”non è stato facile, soprattutto all’inizio, superare la loro diffidenza e creare un rapporto sereno di fiducia e condivisione, pur non dimenticando mai il rispetto dei ruoli, diventando nel tempo parte della loro vita quotidiana.
L’attuazione di questo progetto costa al Comune di Scicli circa 20.000€ per sei mesi, una spesa che per un comune non è certo influente e che non volendo vanificare il lavoro di tutti questi anni e i risultati ottenuti, avendone la volontà, potrebbe essere reperita da altre voci di spese certamente meno importanti.
Si parla tanto di lavoro per la prevenzione del disagio minorile e giovanile, di attuazione di progetti che favoriscano la socializzazione e ,per una spesa irrisoria si rischia di chiudere una delle pochissime realtà esistenti sul territorio.
© Riproduzione riservata