di Redazione
«Ho chiuso tutti i libri per leggere solo il libro della natura».
J.J. Rousseau
Più di cento opere in mostra per la prima antologica romana di Piero Guccione.
Natura, cielo e mare, gli elementi costanti del suo lavoro, che dal 1979 porta avanti in terra siciliana, tra Scicli e Modica, luogo da cui ha preso poi avvio la Scuola di Scicli.
Se Guccione, come dice Sgarbi, pensa alla maniera antica, lo fa usando uno sguardo innovatore, attraverso tagli fotografici di matrice contemporanea. Il suo è un sacrificio in nome della pittura pura e del pastello, i mezzi attraverso i quali si manifesta quel singolare tipo di azure, sintomatico di un pensiero assoluto e quasi spirituale.

Il nero e l’azzurro, 2003, olio su tela, cm 150×276
Per Calvesi, la visione del mare è per Guccione sinonimo di ciò che va oltre ed è infinito e il suo sguardo depura le cose fin quasi a sublimarle: si stendono mari senza confini e orizzonti, azzurri e viola, piatti e pacati, appena mossi da flebili onde immaginarie.
Degli inizi sono Interno-esterno (1962), Studio per televisore (1964), Balcone (1964) e Aereo sulla città (1966), eseguiti con tagli netti e fotografici, una pittura composita e ruvida che lo fa accostare alla Scuola di Piazza del Popolo. Roseto (1966) ha i colori saturi dei quadri di Schifano, mentre nella serie delle macchine, come Ritratto di A. Mondadori (1969) e Sul far della luna (1969), si nasconde un divertissement magrittiano. Sono studi sulla riflessione e sul concetto di doppio, come La siepe sulla macchina nera (1966-67).
Gli interni-esterni ripresi negli anni settanta danno visioni di finestre fortemente verticalizzate, aperte su esterni indefiniti. Celebre la serie di Balconi, preludio all’affacciarsi sulla vista panica della natura, che nel 1971, con Autoritratto del paesaggio, lo coinvolge pienamente: Guccione si identifica nel verde del fogliame. La natura porta in nuce il sentimento del naufragio, ma Guccione prima di abbandonarvisi, si aggrappa alle visioni d’interni (Paesaggio prima del tramonto, 1980; Giardino al mattino, 1980-81).
Il fiore di ibisco è il tramite al selvaggio (Studio di fiori, vita e morte dell’ibisco, 1978), poi ecco il mare, principio assoluto e ispiratore e la notte (Notte stellata dopo il vento d’Occidente, 1985), che spezza, con la sua ombra, l’azzurro estivo del cielo (La fine dell’estate, 1988).

La fine dell’estate, 1988, olio su tela, cm 153×95
Negli anni novanta Guccione è attratto dalla materia come anche dall’indefinitezza del pastello (Il cavaliere e la morte, 1990; Geometria e malinconia delle pietre, 1993), secondo una tendenza immaginativa e visionaria (Soffia il vento dell’ovest, 1993; Volo di rondini, 1993). In Grande riflesso sul mare prima del tramonto (1992-2001) taglia in verticale, col colore e la luce, la tela.
Nei lavori dopo il 2000 il rosa e l’azzurro si fanno più intensi e la dicotomia luce-ombra si ripresenta spesso (Il nero e l’azzurro, 2007), reinterpretata in senso materico (La lontananza del mare, 2007) a destabilizzare il rigore formale. Compaiono a tratti influenze geometriche (Linee del mare, 2006) e astrazioni, come in Cielo sul mare (2008), in cui l’acqua, per gioco di luce, assume l’aspetto di una distesa gialla e abbagliante.
In mostra anche una lunga serie di D’après, lodati da Calvesi: sono studi e reinterpretazioni del passato, da Ingres a Michelangelo, da Pontormo a Leonardo fino a Caravaggio, eseguiti a partire dal 1989.

Linee del mare, 2005, pastello su carta, cm 20×58
Una nota a parte meritano le scene teatrali: nel primo atto della Norma (1990) le stelle riflettono ombre azzurro-violacee e nel siparietto, il rosso scintillante di un mantello irrompe su di una notte combustionata.
Ma Guccione è anche il peintre-graveur, meticoloso e paziente, in grado di controllare a piacimento i tempi di morsura: in Le linee del mare (1992), su lastra di rame, Guccione astrae e ossida e ne Il cipresso di Taormina (2000), inserisce le stelle in un accurato reticolo. È qui che, come dice Kuri, un’incisione può sembrare un pastello e un’acquatinta divenire pittura.
In mostra sonno anche le grafiche per il volume Discorsi intorno a due Nuove Scienze di Galileo Galilei (2000) e tutti i bozzetti pastellati preparatori alla grande tela Il nero e l’azzurro (2003), per il Senato della Repubblica.

Volo di rondini, 1993, pastello su carta, cm 29×19
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