Cultura
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27/03/2012 13:31

Piero Guccione, il colore della vita

«L'arte è speranza e serve a chiunque»

di Elisa Mandarà

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Piero Guccione
Piero Guccione

Modica – Quartarella, marzo 2012. Conversazione con Piero Guccione. 
Partiamo da oggi, dalla sua attuale ricerca. Questa sorta di astrattismo lirico è permeato da una volontà di sintesi, condotto tramite una progressiva sottrazione di elementi sulla tela.
«Credo che in realtà corrisponda ai processi che sono specifici di una persona che si avvia a una certa maturità. Il processo di sintesi è connaturato allo sviluppo della persona e della personalità dell’autore. Per me è diventata un’esigenza molto forte questa necessità non solo di annullare quasi i contrasti, ma di fare diventare una superficie uniforme, quasi piatta, però con tutta la capacità di esprimere la luminosità e la natura».
“Annullare i contrasti”: anche quello tra luce e ombra, sulla soglia del quale lei ha navigato tanto?
«Sì, ma lavorando sulla piattezza di un colore che è la somma di tanti colori, però che alla fine risulta unico. Questa è una cosa che mi eccita molto. Che mi dà molta voglia di realizzare».
E questo colore unico a cui tende, si avvicina molto spesso alle gradazioni del blu?
«Sì, alla gradazione della serenità».
Dunque gli azzurri di Guccione sono questo?
«Non sempre. A questo tendo oggi. Prima erano più la narrazione di una temperatura più infuocata. Adesso è la tendenza ad arrivare ad un’estrema sintesi del colore, che sia estrema sintesi della luce».
La ‘platitude’ che lei cerca è vicina alla poesia, o è qualcosa di visivo?
«Per me corrisponde a una sensazione visiva. Non tenderei con questo ad una forma poetica. Tendo a una definizione esclusivamente pittorica dello spazio-luce».
Lei rimanda a un’idea dell’arte che ha molto a che vedere col fare, solo che si pensi alla fisicità del pastello. In questa concezione cosa sono le mani del pittore?
«Le mani sono lo strumento fondamentale, specialmente per il pastello. La differenza tra la pittura e il pastello si basa sull’utilizzo e sulla sapienza acquisita della mano. Mentre la pittura è una sapienza della mente. Il pastello è della sensualità, dell’istintivo. La pittura è il dominio dell’astrattezza e dell’astrazione».
A proposito del rapporto con la società che viviamo, l’approccio che lei ha avuto è stato sempre molto trasfigurante. Carrubi feriti, plastiche, rivoli di sangue…
«A parte tutta la serie dei d’après, io questo elemento di realtà l’ho sempre avuto. L’elemento sociale sotto sotto c’è sempre stato. Ne ho sempre mandato qualche spruzzo».
Il d’après che emozione le ha dato?
«È una cosa molto misteriosa, che non saprei bene decifrare. Se un’immagine di un artista mi colpisce, è lo stesso trasferimento emotivo che c’è quando mi colpisce un’immagine della realtà. In più nel d’après c’è il percorso di una cosa conosciuta, l’opera del pittore antico, e però un percorso assolutamente nuovo, che tu inventi in quel momento, sul quale non hai pensato, che però emerge, e quando si realizza diventa un valore positivo».
Piero Guccione è stato sempre attento e partecipe al presente. Lo scenario politico e civile del 2012, in una battuta?
«Disastroso. Mi pare che l’Italia non abbia avuto un abbassamento etico come in questo momento, dovuto a tanti fattori. Purtroppo lo vediamo ogni giorno».
Lei ha avuto una posizione aperta verso uno schieramento politico preciso.
«Si riferisce alla sinistra, che oggi si è molto confusa, impastata con le dinamiche del mondo contemporaneo, dove sono emerse cose che prima non c’erano, che prima erano appoggiate su una visione morale della vita. Spesso i meccanismi della realtà sono tali che non consentono quella precisione e quella schiettezza tipica di una volta. La sinistra è rimasta ingabbiata in questo scombussolamento; la destra è più nelle sue acque, perché in questo impasto di cose non sempre eticamente corrette trova la sua verità e la sua storia».
Quali sentimenti ci sono nel cielo di Guccione?
«Oggi vorrei realizzare una cosa più dolce e assoluta che sia possibile, ma non corrisponde al mio sentimento della realtà attuale, molto meno sereno».
Allora l’arte è una proiezione felice.
«Io la vedo così. Per me l’arte è una speranza di felicità».
Ma può essere sostitutiva o surrogato della realtà, l’arte? Dà una dimensione altra?
«Quello che suggerisce l’arte, un quadro o una poesia, è un sentimento che da un lato non ha niente a che fare coi tuoi sentimenti quotidiani. Dall’altro però in fondo il nucleo esterno rimane quello della bellezza e della assolutezza, che sono del mondo dell’arte».

La Sicilia

In apertura, Piero Guccione.

Sotto, La spiaggia di Sampieri, 2011.

 

Sotto, La Norma.

Infine, interno esterno a casa Guccione. 

 

Foto e fotocolor di Gianni Mania