di Redazione
Pio La Torre o Vincenzo Magliocco? «Sta scherzando? Hanno scelto il sistema migliore per ammazzare due volte Pio, decidendo di togliere il suo nome dall’aeroporto. Noi siciliani siamo ineffabili per portare a compimento operazioni del genere. Così abbiamo ucciso Pio La Torre fisicamente e nella memoria».
Pippo Digiacomo è a Roma. Una riunione politica. Da quando è coordinatore provinciale del Partito democratico i suoi rapporti con la capitale si sono intensificati. Quando dal telefono gli arriva la provocazione, facendo riferimento all’annuncio fatto il giorno dopo l’insediamento della Giunta Alfano, si trasforma in un fiume in piena. Nonostante la calura e l’umidità appicicaticcia non risparmi neppure la città eterna. Quanto sta accadendo a Comiso, con la decisione di revocare la cerimonia di titolazione dell’aeroporto ad un simbolo antimafia, proprio non lo capisce. Poi, si consola parlando in qualche modo del suo partito. Una debacle alle elezioni nazionali e regionali, oltre che alle amministrative (eccezion fatta per Modica)?
«Il cammino – sostiene – da quando abbiamo costituito il Pd nell’area iblea, è stato abbastanza breve. Dal 14 ottobre, data della riunione di fondazione, sino all’inizio della campagna elettorale per le regionali e le nazionali, saranno passate due-tre settimane piene escludendo le vacanze di Natale. Nonostante tutto abbiamo bruciato le tappe, attuando un primo radicamento sul territorio. Tutto è dipeso dalla mole di lavoro svolta. Comprendetemi, per quello che abbiamo potuto fare, i risultati sono stati sorprendenti. E poi siamo presenti su tutti gli argomenti cardine del nostro territorio. Per non aggiungere che non ci sono state ferite, non si sono registrate spaccature».
Sta scherzando? Forse, ha dimenticato Comiso e il caso Nepote? «Ma stiamo parlando – aggiunge il deputato regionale – di una persona che aveva già cambiato casacca da diverse settimane, nulla di cui stupirsi. Guardi, nel nostro mondo ci sono persone che dissimulano, attraverso i massimi sistemi politici, interessi di bottega. E queste persone le avevamo già considerate fuori dal partito, non c’era bisogno che si dimettessero».
Intanto, però, a Comiso, la città di Digiacomo, una bruciante sconfitta elettorale.
«E’ uno di quei meccanismi – aggiunge ancora il parlamentare all’Ars – che può scattare dopo dieci anni di amministrazione. Magari si registra la voglia di cambiamento che, abbinata ad un vento favorevole di centrodestra, può far succedere di tutto, così come è successo. Emerge una voglia di irrazionalità che nessuno può fermare».
A proposito di irrazionalità, ma non è irrazionale che un coordinatore provinciale di un partito, eletto deputato regionale, rimanga ancora attaccato alla poltrona politica? «Già all’indomani della mia elezione a Palermo – spiega Digiacomo – avevo detto che non sono uno che accumula cariche, favorisco il ricambio. Mi è stato risposto di reggere il partito fino al prossimo congresso, cosa che puntualmente farò. Fin quando rimarrò coordinatore, però, si sappia che eserciterò con ogni autorevolezza e cura il mio mandato».
E il congresso da tutti atteso? Quando si terrà? C’è chi parla della stagione autunnale?
«Non credo che, francamente, ce la faremo. Ritengo, piuttosto, che si terrà durante le prime settimane dell’anno nuovo». Nei giorni scorsi, anche a livello provinciale, si è sviluppato un dibattito sulle alleanze strategiche che il Pd potrebbe concretizzare da qui a breve. L’esempio modicano, dove l’intesa con l’Mpa ha sorpreso un po’ tutti, potrebbe fare scuola. «Sono cose – spiega ancora l’ex sindaco di Comiso – sancite pure da Veltroni e da D’Alema a livello nazionale. Nulla di cui stupirsi. Certo, non possiamo stringere intese con il Pdl, ma con Udc e Mpa se ne può parlare». E questa esperienza in seno all’Ars come la sta vivendo Pippo Digiacomo? «Al di là dei proclami in cui si mette la Sicilia sempre in primo piano – dice – ci saremo riuniti, dalla primavera scorsa, cinque-sei volte. Ora si va tutti in vacanza e poi ne riparleremo ad ottobre. Se è questa la risposta che si attendevano i siciliani…».
E il centrodestra ibleo? «Ritengo sia in difficoltà in tutti i Comuni – afferma Digiacomo – compreso Comiso dove, a distanza di qualche settimana, non sono ancora riusciti a chiudere la composizione della Giunta. Una cosa, invece, sono riusciti a far chiudere, mezzo ospedale. Poi, il centrodestra ha perso Modica. Prevedo che saranno tempi molto duri per questa coalizione. E’ finito il tempo delle vacche magre, finito il tempo dei consorzi di bonifica, della forestale, della formazione per i formati non per i formandi.
E’ arrivato il tempo di sforbiciare. Anziché intervenire in modo intelligente sulla sanità, che è il luogo in cui si è creato il più grosso malaffare del secolo scorso oltre che negli anni recenti, il neo assessore pensa di ottemperare al rientro del piano sanitario seguendo pedissequamente le indicazioni dell’ex Governo Cuffaro. Così non si sviscerano malefatte, ruberie e sperperi, ma si chiudono le guardie mediche. Una circostanza che i cittadini guardano con molta attenzione. Al momento giusto sapranno che cosa fare».
E dell’ente Provincia cosa pensa? «Un organismo fibrillante – prosegue – per quanto riguarda la guerra delle poltrone, inutile e superfluo per altri aspetti, giacchè da dieci anni aspettiamo che vadano spesi i fondi ex Insicem. Siamo sublimi se l’aeroporto di Comiso ritarda di 48 ore. Poi nessuno dice che i fondi ex Isc non vengono spesi e che, piuttosto, continuano a produrre progetti. Un mattone sull’altro neppure si è visto». Andrebbe a cena con Peppe Drago o Riccardo Minardo? «Forse preferirei Minardo, ma non una cena. Piuttosto un incontro un po’ più morigerato, una cosa dietetica, un tè con biscotti. Naturalmente non potremmo parlare che di politica».
Giorgio Liuzzo
La Sicilia
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