Attualità
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20/06/2007 00:00

Poidomani? E’ compatibile

di Redazione

«Una questione inesistente. Mancano i presupposti. Stiamo parlando del nulla». Sarà pure un’esordiente a palazzo di viale del Fante, ma Angela Barone, avvocato, ha già dimostrato di sapere il fatto suo. Lo ha messo in evidenza lunedì pomeriggio, quando ha preso la parola, con un intervento farcito da un «mi oppongo» di sapore giudiziario che resterà per parecchio tempo nelle cronache del palazzo. Lo ha riconfermato ieri precisando il suo pensiero sul caso Franco Poidomani, dopo l’eccezione di incompatibilità sollevata dal consigliere del Mpa, Saro Burgio. Poidomani, in qualità di direttore generale del Consorzio Asi, non potrebbe sedere su uno degli scranni del Consiglio provinciale. Ci sarebbe una sorta di «commistione di interessi» per il fatto che una parte del patrimonio dell’ente consortile è di proprietà della Provincia regionale. «Non ho commenti – dice Barone de «L’Altra Provincia» – sono rimasta senza parole dopo aver ascoltato le cose che hanno sentito tutti. Pensavo di essere venuta a paalzzo della Provincia per fornire sino in fondo il mio contributo, per garantire quella che, così come i cittadini si attendono, dovrebbe risultare un’attività proficua. Tutto ciò a fronte di un risultato elettorale deciso, netto, inequivocabile. E invece, ancora a distanza di oltre un mese, non è possibile che gli organismi non siano rappresentati. E’ una paralisi ingiustificata, inqualificabile, siamo incapaci tutti».
E l’eccezione di incompatibilità in carico a Poidomani? «Giuridicamente inesistente – afferma ancora Barone – e qualcuno mi dovrà dimostrare il contrario. Ma non penso ci riusciranno. A questo punto, siamo tutti incompatibili». Anche Venera Padua, della Margherita, l’altra donna in Consiglio, parla di vicenda che ha svuotato e svilito l’organo istituzionale rispetto alla pienezza della sua funzione. «Sul caso Poidomani – afferma – si è voluto perdere tempo inutilmente. E per giustificare tutt’altro. Io parlerei, piuttosto, di estrema lentezza nella composizione della Giunta. Lo avevo già detto in tempi non sospetti che determinati atteggiamenti tradivano una lacerazione in seno alla Casa delle libertà che non lasciava presagire alcunchè di buono. E, purtroppo, non sono stata smentita. Il fatto che ancora lunedì non si sia raggiunto un equilibrio la dice lunga sulle difficoltà che il centrodestra sta attraversando nel tentativo di far quadrare i conti». Per Venera Padua, tutto questo assume una valenza ancora più negativa «considerando la fiducia che l’elettorato ha riposto in loro. Se si andasse al di là di questo personalismo esasperato, di questo attaccamento alla poltrona – continua – forse si potrebbe pensare a governare. Ed invece, nulla di tutto ciò. E allora perchè non si pensa che la situazione è davvero grave, c’è un Bilancio da approvare, delle risposte da dare ad un intero territorio che non può più aspettare. Se le questioni di interesse collettivo si intendono seguire così, siamo messi davvero male». C’è anche un altro aspetto che Padua vuole mettere in evidenza con riferimento alla vicenda di An i cui consiglieri, almeno due, andranno a ricoprire l’incarico di assessori. «Non mi pare opportuno – prosegue l’esponente della Margherita – che giurino delle persone che dopo quindici giorni andranno a fare dell’altro; ci vuole una maggiore serietà, un senso di responsabilità diverso verso le istituzioni. Credo sia molto grave il fatto che la fiducia delle persone non sia stata rispettata. E su ciò dovremmo interrogarci tutti». Poi, la Padua esce di nuovo fuori il suo cavallo di battaglia, quello delle pari opportunità.
«Vedere quella squadra assessoriale – afferma – composta di soli uomini non mi ha fatto certo piacere dopo che, da cinque anni, ci riempiamo la bocca di affermazioni sulla prevalenza del genere maschile nelle cariche istituzionali e sull’assenza delle donne. Mi è sembrata, insomma, una stonatura che non fa onore ad una istituzione come la Provincia regionale che vuole guardare oltre. A questo proposito, mi consola l’idea che assieme a me ci sia la Barone. Almeno, tra donne, ci faremo compagnia». Sulla eccezione d’incompatibilità sollevata da Burgio, dice la sua anche un rappresentante della coalizione di maggioranza, Giuseppe Alfano. «La causa di incompatibilità? Credo – sottolinea – che abbia fatto bene Burgio a sollevarla, è giusto che venga approfondita da chi ne ha le competenze. Anche perchè, a dire la verità, se ne parlava già nei corridoi e non era opportuno che questo chiacchiericcio indiscriminato prendesse il sopravvento. Si è cercato di partire con il piede giusto per quanto riguarda quest’aspetto». E per gli altri aspetti, con particolare riferimento alla seduta che, invece, non ha consentito di eleggere il presidente del Consiglio e il suo vice? «Devo dire – prosegue Alfano – che è stato piuttosto deludente, anche perchè la voglia di lavorare è tanta, così come quella di spendersi per questo territorio. E’ evidente, però, che i tempi della politica sono quelli che sono e dobbiamo attenerci a questi per far sì che possa emergere la cosiddetta quadratura del cerchio. Per ritornare al discorso della causa di incompatibilità, il mio giudizio personale è che non ci sia. Auspichiamo, dunque, che questa situazione possa risolversi il prima possibile per attivare tutte le procedure necessarie a garantire la piena funzionalità del consesso».
Il Consiglio provinciale tornerà a riunirsi giovedì alle 19, dopo che la maggioranza di centrodestra ha votato la proposta presentata dal consigliere dell’Udc Giovanni Digiacomo sul rinvio della seduta, necessario in seguito all’eccezione di incompatibilità di cui si è discusso in aula. Anche Silvio Galizia del Mpa ha convenuto con il collega di partito, Burgio, sulla necessità di far presto sebbene dovrà essere il Consiglio ad esprimersi sull’avvio eventuale della procedura di contestazione ai danni di Franco Poidomani. Quest’ultimo, però, ostenta la massima sicurezza. «Il problema – dice – l’avevo già affrontato lo scorso anno, quando ero stato candidato alla carica di sindaco della città di Ragusa. E credo che in quella situazione, fosse molto più importante riuscire a trovare delle motivazioni che escludessero una mia eventuale incompatibilità. In quanto vincitore di concorso, all’Asi rappresento la struttura dirigenziale e non quella politica che invece esprime altre figure. Ecco perchè, anche per questo motivo, ritengo che la suddetta eccezione non abbia alcun motivo d’essere. Ma attendiamo ulteriori risposte, attendiamo di comprendere se chi ha messo in moto questo polverone si convincerà del fatto che tutto è stato portato avanti per un semplice motivo». Dai banchi dell’opposizione, più volte, è stato evidenziato che la maggioranza, in mancanza di un accordo interno sul presidente, avesse la necessità di un ulteriore passaggio».