Lettere in redazione
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21/08/2008 20:27

Politica da cani, ma fino in fondo

di Redazione

Caro Moderatore,

Tutti gli interventi succedutisi sul tema delle spiagge e su ciò che vi accade mi inducono a scriverti ponendo una domanda alla quale qualcuno prima o poi dovrà necessariamente rispondere: la collettività di Scicli e gli amministratori avranno il coraggio di decidere se le nostre splendide spiagge sono un “luogo” o una “risorsa”? Perché dalla risposta dipende una parte del futuro prossimo di Scicli e dintorni, specie dopo l’apertura di Comiso e i voli low cost in arrivo.

Ora sto per spararla grossa, perché affermo che la presenza in spiaggia di cani randagi e di cani non randagi (senza museruola e guinzaglio) costituisce un atto politico. In che senso? Nel senso che influenza l’uso che ciascuno di noi si sente di fare della spiaggia. E perciò determina l’uso di un bene comune. Più politico di così!

Ci sono – da tempo – persone che non vogliono scendere in spiaggia la sera per farsi una corsetta (altre che lo fanno, beninteso) perché temono i cani lasciati liberi dai loro padroni (altro che randagi!).

Altri, come me, che vanno ugualmente, ma che sono determinati a fare la festa prima al cane che minaccioso si avvicina e poi, ovviamente, al padrone (il cane, in fondo, che c’entra, la povera bestia non è lui).

Se poi, come l’altra sera, si supera ogni limite perché ai cani si aggiunge la motoretta stracarica di simpaticoni che zig zaga sulla battigia per evitare le onde, il fuoristrada del mentecatto che cerca quell’avventura vista soltanto seduto alla TV, il tizio che con auto e carrello scende la barca dove più gli fa comodo… questa è politica, niente altro che politica volta all’uso personale ed improprio di cosa pubblica. Politica fatta e imposta da persone alle quali non importa nulla della sicurezza e della serenità con le quali gli altri – che loro malgrado “esistono” – hanno il diritto di fruire la cosa pubblica. Politica che, infine, viene di fatto adottata, pur senza un atto deliberativo esplicito, dall’Amministrazione Comunale pro tempore.

Insomma, torna la domanda iniziale: una spiaggia come quella di Scicli è “luogo” (luogo pattumiera, luogo campeggio abusivo e cesso all’aperto, luogo per “stirare” con il SUV, luogo di gioco libero per il cane che “tanto non fa niente”, luogo insomma per fare quello che ci pare) oppure una risorsa da proporre con serietà al turismo anche estero?

Ma davvero non abbiamo compreso che in una fase di crisi nera l’unica mossa vincente è quella di essere in grado di portare qui la gente da fuori? Davvero non abbiamo compreso che i pomodorini la gente deve mangiarli qui e non a migliaia di chilometri di distanza e facendo arricchire tutta la catena dei servizi intermedi tranne il produttore?

Ebbene, se vogliamo essere portatori di una visione scadente del nostro territorio o se non sappiamo fare altrimenti, trasformiamo la nostra debolezza in opportunità! Allora si può anche scegliere la prima ipotesi (la spiaggia come “luogo”) ma allora crediamoci fino in fondo!

Propagandiamo in tutto il mondo la nostra spiaggia come il luogo dove ognuno può fare quello che crede, invitiamo con manifesti negli aeroporti tutti coloro che cercano la libertà da ogni forma di regolamentazione, insomma facciamo venire qui tutti i buzzurri del mondo e spremiamo a fondo le loro tasche (d’altro canto la categoria, già nei confini nazionali, è sterminata e alligna pure in posti di prestigio). In un epoca di individualismo sfrenato, anche questa può essere una carta, sporca quanto vogliamo, ma vincente.

Insomma, facciamo una scelta e non lasciamola a metà. Caro Moderatore, che ne pensa?

Giampaolo Schillaci