Attualità
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08/02/2008 20:13

Poltrone sicule, scelte romane. Forza Italia con Miccichè, nel Pd un ticket rosa

di Redazione

 

Tra Angelino Alfano e Raffaele Lombardo, spunta Gianfranco Miccichè. Anzi si punta su Miccichè come candidato di Forza Italia per la carica di governatore della Sicilia. È bastato un incontro breve, a Palazzo Grazioli a Roma, e Silvio Berlusconi ha sciolto i nodi e le polemiche per il dopo Cuffaro. Una decisione maturata dopo un lungo colloquio tra il leader di Forza Italia e il presidente dell’assemblea regionale siciliana e che ha spiazzato tutti, a cominciare proprio dal giovane coordinatore regionale di Fi, Angelino Alfano, che nei giorni scorsi molti, anche tra i dirigenti azzurri, immaginavano come candidato e che ora potrebbe essere chiamato a Roma per un ruolo importante in un governo targato Forza Italia-An, qualora il Cavaliere vincesse le elezioni.

A confermare la notizia è lo stesso Miccichè: senza dichiarazioni, ma con un intervento sul blog di Pierluigi Diaco: “Ho discusso con Berlusconi stamattina, abbiamo parlato della mia candidatura alla Presidenza della regione siciliana. Ora aspetto solo l’ufficializzazione da parte del partito. Mi sento già in campagna elettorale”. La scelta romana di Micciché, seppur non ancora ufficializzata, ha però già fatto storcere il naso agli alleati siciliani di Fi.

Raffaele Lombardo, leader dell’MpA, e fino a ieri uno dei candidati più probabili alla poltrona di governatore, ha detto di non “avere nessuna pregiudiziale”, aggiungendo però che “noi come partito non amiamo per niente le fughe in avanti”. Anche l’Udc non ha gradito la decisione di Fi, specie se si considera che la designazione di Berlusconi punterebbe sull’alleato dei democristiani che più di ogni altro aveva criticato l’atteggiamento di Cuffaro dopo la sentenza di condanna di primo grado inflittagli dal Tribunale di Palermo. Nei giorni scorsi, il segretario regionale dell’Udc Saverio Romano aveva usato parole poco concilianti con Miccichè (“tutti possono credersi Napoleone”), anche se in queste ore ha ripiegato in una dichiarazione piuttosto sibillina: “Al momento non ci sono candidati all’interno della Casa della libertà”.

Tutt’altro registro per Cuffaro: “Farò di tutto per impedire l’elezione di Miccichè a presidente della Regione siciliana. Quando Miccichè mi ha chiesto di dimettermi perché altrimenti avrei danneggiato l’immagine della Sicilia, l’ho fatto. Ma proprio perché amo quest’isola, adesso farò di tutto per impedire che lui possa danneggiare la Sicilia con la sua elezione”.

Ma il fondatore di Fi in Sicilia sembra avere il vento in poppa: se, come previsto, la sua candidatura dovesse divenire ufficiale nelle prossime 24 ore, difficile che gli alleati possano muovere critiche decisive al partito più votato nell’Isola.

 

L’imprimatur di Silvio Berlusconi ha fatto accelerare anche le scelte del Partito Democratico. Sempre nelle stanze dei Palazzi romani è andato in scena un forsennato pressing di Walter Veltroni, tanto che Anna Finocchiaro si sarebbe convinta a correre per il Pd (e l’Unione tutta) per la poltrona di governatore siciliano. Dopo un “no” che sembrava a tutti categorico, l’ex presidente dei senatori democratici si è infatti detta “spinta a cambiare idea dal modo in cui si è chiusa la vicenda Cuffaro”. Sembra anche certa la garanzia di Veltroni per “il sacrificio di Anna”: a lei sarebbe comunque riservato un posto “sicuro” in lista al Senato alle elezioni politiche del 13 e 14 aprile. La sua candidatura ha fatto perdere quotazioni alle altre ipotesi, in primis quella di Rita Borsellino, che proprio due anni fa aveva sfidato Totò Cuffaro e che si era detta pronta a ricandidarsi.

Ma c’è perfino chi non esclude un ticket tutto femminile, che punti all’alleanza con i partiti alla sinistra del Pd e che abbia proprio come garante la sorella del magistrato ucciso dalla mafia nel ‘92. A tutt’oggi, di certo, la risalita del centrosinistra appare difficile: negli ultimi sondaggi, quasi 6 siciliani su 10 sono orientati a votare per la Casa delle libertà.