Giudiziaria
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16/05/2026 09:41

Pony trascinato e ucciso ad Acate, condannato a un anno e sei mesi un 35enne

L'uomo aveva problemi di dipendenza da sostanze stupefacenti.

di Redazione

Acate – Ha trascinato un pony legandolo alla propria automobile, lasciandolo poi agonizzante in un terreno alla periferia di Acate. Per quei fatti, avvenuti tra il 2022 e il 2023 secondo gli atti e le ricostruzioni emerse nel procedimento, il Tribunale Penale di Ragusa ha condannato un uomo di 35 anni a un anno e sei mesi di reclusione. Il giudice ha inoltre disposto un risarcimento di 1.500 euro in favore dell’Oipa, unica parte civile ammessa al ristoro del danno.

La sentenza del Tribunale di Ragusa

Si è concluso con una condanna il procedimento penale relativo alla morte del pony trascinato per chilometri dopo essere stato legato a un’automobile. Il giudice monocratico del Tribunale di Ragusa ha inflitto a un 35enne di Acate la pena di un anno e sei mesi di reclusione, senza sospensione della pena, riconoscendolo colpevole della morte dell’animale.

Il tribunale ha inoltre disposto il risarcimento del danno in favore dell’Oipa, l’Organizzazione Internazionale Protezione Animali, quantificato in 1.500 euro, oltre al rimborso delle spese legali sostenute dall’associazione. Rigettate invece le altre richieste risarcitorie avanzate dalle ulteriori parti civili costituite nel processo.

Il pony trascinato dall’auto e abbandonato agonizzante

Secondo quanto emerso nel corso del dibattimento, l’uomo avrebbe sottratto il pony dalla stalla di un parente, legandolo successivamente alla propria vettura per portarlo via. Durante il tragitto, però, l’animale sarebbe scivolato sull’asfalto senza più riuscire a rialzarsi.

Il pony venne trascinato per diversi chilometri, riportando gravissime ferite da trascinamento. Successivamente fu abbandonato agonizzante in un terreno alla periferia di Acate, dove venne trovato in condizioni definite drammatiche dai soccorritori intervenuti sul posto.

La sezione ragusana dell’Oipa, rappresentata dal delegato Riccardo Zingaro, intervenne per prestare i primi soccorsi all’animale. Le lesioni riportate risultarono però troppo gravi e i veterinari furono costretti a procedere con l’eutanasia.

La richiesta del pm e le posizioni delle parti civili

Nel corso del processo, il pubblico ministero aveva chiesto la condanna dell’imputato al massimo della pena “per rendere giustizia a quel povero animale”.

Tredici le parti civili costituite. Durante il procedimento è stata sottolineata la necessità di una risposta severa da parte della giustizia. “Serve un segnale forte – hanno detto – una pena che possa corrispondere alle istanze di giustizia della collettività”.

Secondo le parti civili, non vi sarebbero state giustificazioni per quanto accaduto, contestando anche il riferimento dello stesso imputato alla propria condizione di tossicodipendenza.

La difesa: “Si celebra un processo a un uomo, non una vendetta sociale”

Il difensore del 35enne, l’avvocato Daniele Scrofani, aveva chiesto l’assoluzione sostenendo che il fatto non costituisse reato. In apertura della sua arringa il legale aveva dichiarato di chiedere una sentenza giusta “perché si celebra un processo a un uomo, non una vendetta sociale”.

La difesa ha sostenuto che mancasse l’elemento psicologico della crudeltà contestata nel capo d’imputazione. Secondo il legale, l’uomo non avrebbe avuto l’intenzione di uccidere il pony, animale al quale sarebbe stato legato affettivamente, e al momento dei fatti si sarebbe trovato in un profondo stato di alterazione dovuto all’assunzione di alcol e droga.

Nel corso del procedimento è stato inoltre evidenziato come l’imputato fosse incensurato e avesse intrapreso un percorso di disintossicazione. Secondo la documentazione del Sert, l’uomo non assumerebbe sostanze stupefacenti da 18 mesi.

La difesa aveva anche chiesto il riconoscimento delle attenuanti generiche e la sospensione condizionale della pena, richieste che non hanno trovato accoglimento nella decisione finale del giudice.

Al termine del processo, l’Oipa ha espresso soddisfazione per l’esito giudiziario ottenuto: “Un esito processuale che ci soddisfa, anche se chiaramente nessuna sentenza potrà restituire la vita al povero animale coinvolto, morto dopo un’atroce agonia – spiega l’avvocata Claudia Taccani, responsabile dell’Ufficio Legale dell’associazione – . Oipa Italia continuerà a rappresentare i diritti degli animali in tutte le sedi giudiziarie, affinché condotte di questo tipo non passino mai impunite”.