L’aeroporto di Comiso è una sorta di "dead man walking"
di Fedro


Ragusa – Ci sono tre grandi infrastrutture che da almeno un decennio vengono utilizzate dai politici iblei per acquisire consenso e dare prospettiva ad un territorio e ad una provincia che, ricordiamolo, nel 2011 è l’unica in Italia a non avere neanche un centimetro di autostrada: il Porto di Pozzallo, l’aeroporto di Comiso, la Ragusa-Catania.
Per motivi diversi l’uno dall’altro, in tutti e tre i casi si tratta di altrettante chimere, difficilmente concretizzabili ed ancora più difficilmente realizzabili, condannando l’intera area iblea ad un isolamento infrastrutturale senza precedenti.
Sul Porto di Pozzallo, a leggere le cronache di questi giorni, c’è da sorridere se non ci fosse da piangere; si suseguono annunci legati al completamento ed alla sua fruizione identici a quelli che 25 anni fa, gli allora parlamentari spacciavano per imminenti. Ed intanto le grandi navi da crociera continuano a snobbare l’approdo pozzallese, per evidenti problemi tecnici legati alla profondità, scegliendo la vicina e più disagevole Siracusa, cui regalano quelle migliaia di turisti con frequenza settimanale che avrebbero potuto salvare l’asfittico sistema produttivo della provincia.
L’aeroporto di Comiso è una sorta di “ dead man walking”, come lo definirebbero gli americani, visto che, nonostante i ripetuti annunci di imminente apertura, rimandati di sei mesi in sei mesi, non si trova uno straccio di compagnia disposta ad investire, visto il folle carico di costi, ma soprattutto non si trovano strumenti, né politici né tecnici, per convincere il ministro dell’economia Tremonti e il presidente dell’Enac, Riggio, ad apporre le loro firme in calce agli indispensabili decreti autorizzativi.
“Dulcis in fundo” la Ragusa-Catania, per il cui raddoppio, che altrove si sarebe pensato, finanziato e fatto in pochi anni, sono trascorsi decenni accompagnati solo dagli annunci di quanti, senza pudore, sono convinti che i cittadini di questa provincia abbiano l’anello al naso.
A tremare adesso è l’intera Sicilia dopo l’annuncio del Presidente della Provincia, Antoci, tradizionalmente uomo da barricate ed insurrezioni, di clamorose azioni di protesta. L ‘eco delle risate risuona ancora da Roma fino in Sicilia, accompagnato dalla consapevolezza che, proprio sulla Ragusa-Catania, siamo stati presi in giro fino a pochi mesi fa, quando i famosi fondi Cipe indispensabili per la realizzazione dell’opera, sono stati spostati altrove, simili ai famosi carrarmati di mussoliniana memoria.
In tutto questo panorama, cosa fanno i nostri parlamentari? Protestano, sfilano ed inondano di comunicati le redazioni.
Forse perché nessuno gli ha mai spiegato che laddove i parlamentari contano davvero, sono loro a decidere e risolvere.
Ma solo dove contano davvero….per questo sono ampiamente scusati!
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