Lettere in redazione
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26/07/2009 03:11

Professione Randagie

di Riccardo Alfieri

Scicli – Due cagnette si aggirano nei pressi della spiaggia di Arizza. Sono stanziali dalle parti del pantano.
Una piccola, tarchiata, di circa 5 anni, bastardina con antenati cirniechi dell’Etna e l’altra più grande di statura di un anno appena, figlia della prima.
Cosa hanno di particolare?
Sono delle cagnette randagie “professioniste”. Di quelle, cioè, che diventano delle brutte “gatte” da pelare.
Ne sa qualcosa lo stuolo di accalappiacani, professionisti anche loro, che si sono mobilitati per la cattura.
Tutti, indistintamente, hanno fallito. Fino ad oggi, ovviamente!
Oggi la piccola aveva in bocca una colomba.
Che un cane riesca a catturare al volo un uccello è già un’impresa, che lo faccia una cagnetta di un anno d’età appena sta a significare che è degna allieva di una grande maestra.
Le cagnette sopravvivono mangiando di tutto. Cacciano e mangiano i conigli, ancora presenti nei pressi del pantano di Arizza, i gatti dei miei vicini, completamente estinti, i topi, le gazze (e ce ne vuole di bravura).
Oltre a cibarsi di tutto quello che offre loro l’uomo.
La loro compagnia non dispiace. Sono discrete.
Diventa imbarazzante vedere il via vai di amici quando vanno in calore. Quattro, cinque… dieci maschi!
Cani che fuggono dai recinti, altri scappano alle tante turiste che amano fare la passeggiatina in spiaggia in compagnia.
E poi le numerose cucciolate.
Da quando ho allevato un cucciolo per far contento mio figlio, la cagna madre mi ha nominato balia e tutore di tutte le sue cucciolate. Non appena sono in condizione di camminare, una carovana di cagnolini si dirige verso casa mia.
E’ successo anche per la sua figlia maggiore, che mi considera il suo migliore amico pur senza mai lasciarsi carezzare.
Per la cattura delle due cagne si sono scomodati in tanti.
Qualcuno ci ha provato con il cappio soltanto, ma figurarsi!
Un altro ha usato il cloroformio. Le cagne lo hanno ingerito. Si sono anche addormentate. Ma non appena qualcuno si avvicinava a loro scappavano come dannate. Magari barcollando a destra e a sinistra.
Infine la gabbia. Infallibile! Una trappola perfetta che funziona a meraviglia anche con i cani selvatici ( a detta di chi l’ha piazzata).
Si mette dentro del cibo in scatola e quando il cane entra il meccanismo chiude l’ingresso, come la classica trappola per topi.
Tuttavia, tutti questi stratagemmi, che hanno raggiunto il loro scopo con i temutissimi cani killer di Pisciotto, alle due cagnette di Arizza hanno strappato soltanto un sorriso.
Far entrare in una gabbia per addentare un poco di mangime dei palati abituati a tante leccornie sembra quasi una chimera.
La cagna madre, addirittura, non solo non entra nella gabbia, impedisce anche che lo facciano gli altri cani.
Nella sfida tra specialisti, a tutt’oggi, hanno la meglio le “randagie professioniste”.

 

Riccardo Alfieri